Archive for febbraio, 2009

febbraio 28th, 2009

Dialogo con un IT Manager

by Marco Gialdi

Succede a volte che subito dopo la trattativa con il responsabile dell’ufficio acquisti, io debba scambiare qualche chiacchiera con l’IT Manager dell’azienda per dare delucidazioni sulle caratteristiche tecniche  delle stampanti che fornirò, e per prendere accordi sull’installazione. In un incontro mi è successo che…

UA: “Le presento il nostro IT Manager, dovrà accordarsi con lui per l’installazione.”

IT: “Piacere ……”

MG: “Piacere.”

UA: “Vi lascio discutere, tra tecnici vi capite meglio” ;-)

MG: “Le stampanti che vi ho proposto sono dotate di scheda di rete, quindi credo sia opportuna la sua presenza durante l’installazione”

IT: “Si, certamente. Dovrò anche assegnare gli indirizzi IP. Qunate macchine sono?”

MG: “Cinque”

IT: “Bene”

MG: “Inoltre avrò bisogno i dati di accesso al vostro server di posta, perchè le stampanti possono gestire gli allert, attraverso messaggi di posta elettronica.”

IT: “Cioè?”

MG: “Posso configurare le stampanti, in modo che inviino messaggi mail ogni volta che si verifica un errore. Esaurimento toner, inceppamenti carta, errori fatali.”

IT:”Ah, interessante. Ma quindi in rete viene visto come un pc?”

MG: “Bhe non proprio. Utilizza il protocollo SMTP, si collega al vostro server di posta e spedisce le mail.”

IT: “Mmmh, noi però utilizziamo Microsoft Exchange, quindi mi sa che non si può.”

MG: “La stampante non si preoccupa di come gestite voi la posta, semplicemente si comporta come se fosse un’applicazione per esempio outlook, si connette al server fa il login e spedisce il messaggio.”

IT: “Quindi dovremo, creare un account su exchange”

MG: “NO, non è necessario.”

IT: “Mmmh, sicuro?”

MG: “Si, le assicuro che l’ho fatto molte altre volte”.

IT: “OK, mi fido.”

Alla fine, ho chiuso il contratto di noleggio. :-) Sono uscito dal cliente soddisfatto, ma consapevole che il  giorno dell’installazione dovrò soffrire un pò per configurare le stampanti. :-(

Note:

  • UA=Ufficio Acquisti
  • IT=IT Manager
  • MG=Io
febbraio 26th, 2009

Google approda su Twitter

by Marco Gialdi

Google apre un account su twitter :-) In meno di 12 ore oltre 8500 followers.

Così la prossima volta che andranno giù i server, sarà un Googler ad informarci cinguettando sul web ;-)

Via: Maestroalberto

febbraio 26th, 2009

Quando si dice piccolo… Il Micro PC

by Marco Gialdi

Leggo su pctuner, che marvel ha realizzato un micro pc con processore embedded ARM da 1.2Ghz e 512Mb di ram, che garantisce prestazioni incredibili. Si chiama SheevaPlug, si inserisce direttamente in una presa di corrente, ed il gioco è fatto.

Questo scatolino, che a prima vista sembra più un deodorante per ambienti :-) supporta la maggior parte delle distribuzioni linux (Kernel 2.6) c’è dunque da aspettarsi la nascita di molte applicazioni dedicate, grazie alla comunity di sviluppatori linux.

febbraio 25th, 2009

Gli ultimi successi del pinguino

by Marco Gialdi


Le scuole brasiliane avranno aule di informatica thinclient con software open source, grazie alla collaborazione della canadese Userful e della brasiliana ThinNetwork.


Le poste Francesi hanno scelto Compiere ERP per gestire i processi della divisione B2B, un grande risultato per la società Compiere Inc.

febbraio 22nd, 2009

Buona la prima :-)

by Marco Gialdi

Venerdì sera, grazie all’invito di Silvia, ero al COWO per l’evento organizzato dal GGD Milano. E’ stata la prima volta ero molto incuriosito e un pò emozionato. Si è parlato di identità digitale ovvero “noi siamo ciò che google dice di noi“. Un momento interessante, e se anche molte cose le conoscevo già, ho comunque imparato qualcosa di nuovo.

Le speaker, tute di rilievo, erano:

  • Sara Borghi SEO Junior per MOCA Interactive di Treviso, che ci introdurrà nel mondo del Search Engine Optimization.
  • Daniela Trifone, Search Engine Marketing Consultant per Sems, esperta di Web Analytics, ci llusterà quali sono le figure professionali coinvolte.
  • Miriam Bertoli, Search Marketing Director per TSW a Treviso, affronterà il tema “la tua identità on-line”.

Ho conosciuto di persona alcuni amici di Facebook, ho incontrato l’omnipresente Luigi, ho chiacchierato molto e bevuto del buon vino.

Qui trovate alcune foto che ho scattato durante la serata, mentre qui quelle fatte da Rossella (molto più professionali).

Insomma un esperienza nuova che spero di ripetere presto. (Silvia, a buon intenditor…) ;-)

febbraio 21st, 2009

progetta il tuo successo

by redazione

Seth Godin e’ autore di questo saggetto.

E’ bravo, oserei dire bravissimo, fa ruotare intorno ad un concetto tutto il libro e il concetto per quanto semplice e non innovativo merita di essere detto.

Qualsiasi cosa tu decida di fare e’ opportuno progettarla a fondo.
Prenditi i tuoi rischi e sii convinto di quello che fai
A un certo punto _necessariamente_ ci sara’ un momento di down durissimo, è il punto di discrimine, se ne esci sarai uno dei pochi.
Stai attento a progettare bene, se hai fatto tutta la fatica e molli al momento di down o hai fatto male i conti o sei codardo.
E si raccomanda di fare bene i conti.
E’ divertente, scritto (tradotto) nel linguaggio semplice e colloquiale con cui Godin parla in pubblico merita una lettura.
Sperling e’ brava a proporlo, brava a farne il packaging, meno brava a prezzarlo, ma si sa… il mercato :-)

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febbraio 21st, 2009

Rigenerata: Usare in casi estremi

by Marco Gialdi

Ho trovato questa scritta sulla scatola di una cartuccia rigenerata, probabilmente un avviso per i colleghi.
Purtroppo quando si utilizza come unico parametro valutativo il prezzo, succede che le persone perdano fiducia nei prodotti rigenerati.
Rigenerare una cartuccia non significa solo riempirla con polvere nera o colorata. La procedura è molto più complessa.
Ci sono molte parti che intervengo nel processo di stampa, e se nell’operazione di rigenerazione non vengono considerte Il risultato finale viene irrimediabilmente compromesso.
Da tempo ormai non esiste alcun rischio nel utilizzo di cartucce rigenerate, soprattutto se vengono da aziende che seguono la filiera della corretta rigenerazione, anche la storiella secondo cui la garanzia della stampante verrebbe meno con l’utilizzo di prodotti rigenerati, ha perso ogni fondamento.

Il caso che vi ho proposto riguarda una piccola PA, che come è noto, si preoccupa di stilare bandi di gara focalizzando la scelta sul prezzo. Sicuramente questo metodo è più rapido, e quindi meno oneroso, almeno nella scelta tranne poi non considerare le perdite di tempo e gli sprechi di carta, gli inutili consumi di carburante generati dalle necessarie sostituzioni, e ultimo ma non meno importante lo stress che si genera nelle persone a causa dell’inattività più o meno lunga della stampante.

Forse è tempo che chi stila il bando di gara cominci a tenere conto anche di queste problematiche.

Ottimizzare I costi non significa necessariamente acquistare al prezzo più basso, le scelte ponderate tengono conto di molti parametri, la sostenibilità non e’ semplice ma non possiamo fare a meno di occuparcene, e per farlo dobbiamo necessariamente mettere a sistema le competenze dei sigoli attori, con l’obbittivo di realizzare un circuito virtuoso sotto ogni aspetto.

febbraio 20th, 2009

Ofelè fa al to mestèe (Pasticcere fai il tuo mestiere)

by redazione

C’era una volta l’epoca fordista, allora funzionava così:

Scarsissima innovazione, I tempi di permanenza delle merci sul mercato erano molto lunghi, era particolarmente opportuno accumulare prodotti finiti in magazzino facendo leva su grossi acquisti di materia prima. I processi erano tendenzialmente ripetitivi e le valutazioni sul lungo periodo.
C’era una struttura solida e verticistica,  una notevole capacità produttiva, possibilità di accumulare prodotto finito che avrebbe trovato, col tempo uno spazio sul mercato.
Non si richiedeva agilità, la struttura veniva progettata una volta, I processi erano standard, I meccanismi erano tipicamente top down, non era richiesta partecipazione.
I vertici definivano strategie che prevedevano esecuzioni lungo la filiera produttiva.

Ma la pacchia non poteva durare.

L’era di mezzo

Infatti rapidamente successero alcune cose:
 - il mondo comincio a diventare piccolo e diventò evidente che c’erano luoghi nel mondo dove le merci costavano meno e dove addirittura le persone costavano meno.
- Le cose cominciarono ad invecchiare in fretta, la tecnologia cominciò ad evolversi rapidamente
- La scolarizzazione divenne un fenomeno di massa, sempre più persone cominciarono ad aspirare a qualcosa di più del posto in fabbrica
- Le enormi aziende cominciarono a lasciare il posto alle piccole e piccolissime aziende
Una specie di rivoluzione copernicana che impose di rivedere le regole del mercato, impose di rivedere l’organizzazione aziendale, costrinse ad occuparsi di marketing e di promozione dei prodotti.

Nacquero così le aziende che si occupavano di servizi, aziende che non producevano nulla ma contribuivano al business model facendo circolare I prodotti sul mercato.

Un’epoca in cui si cominciò a capire che know-how e’ importante, che il valore non sta nelle cose ma nel modo in cui si vendono.

Fu un periodo lungo e periglioso, un periodo in cui le catene del valore si allungarono a dismisura, in cui I servizi accessori sembrava dovessero essere tantissimi e tutti avevano il loro guadagno sul loro anello della catena. Erano le vacche grasse.

C’erano quelli che facevano le cose, c’erano quelli che vendevano le cose, c’erano quelli che studiavano che cose fare, c’erano quelli che controllavano se quelli che studiavano studiavano bene e dicevano a quelli che facevano le cose di dare retta a questi e a quelli. C’erano anche quelli che si infilavano in un punto qualsiasi della catena, e contribuivano alla produzione del valore (costo?) per il consumatore finale.

Era un tempo in cui c’erano molti vincoli, le assicurazioni assicuravano per sempre, gli uffici reclami delle aziende reclamavano il loro ruolo, I sindacati sindacavano, insomma tutto sembrava andare per il meglio.

E proprio mentre I finanziatori finanziavano, e per finanziare si facevano finanziare da finanzieri costantemente alla ricerca di finanziatori, finanziati.

Si sentì uno scricchiolio, distinto, evidente cupo e rumoroso
.

E lo scricchiolio veniva da una crepa,che rapidamente si allargava e I calcinacci cominciavano a cadere, e si apre una voragine ma…
Quella voragine che sembrava inghiottire tutto e tutti, che doveva reclamare il suo tributo di vite umane, al momento sembra solo sulla carta, ma c’è la voragine.

Il mercato ai tempi della crisi

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

E poi dice la voragine… c’è la voragine, ci raccontano la voragine, è la fine del mondo.
Il punto è, dato un sistema chiuso (il mondo) siccome nulla si crea e nulla si distrugge (Lavoisier) non siamo in una situazione di scarsità ma di trasformazione (appunto).
Una trasformazione rilevantissima che porta ad una revisione del modello (appunto).

Eravamo rimasti a una crisi della grande azienda (c’è grossa crisi) eravamo arrivati alla costruzione della piccola azienda, che in un mercato ancora piuttosto vecchio si poteva permettere di scimmiottare logiche da grande e cercare di inserirsi ad un punto qualsiasi della catena, pur di essere accreditata.
Ma poi arriva a voragine, e tutti fermi. Si tagliano I budget, non si spende più non si pagano I fornitori, si tagliano I dipendenti, si da fiato alle trombe e I media cominciano a parlare di catastrofe.
Bisogna ripensare il modello, pare.
E ripensiamolo sto modello ☺

Ecco come la vedo.

Ofelè fa il to mestee

Prendi una persona che deve fare le consegne, e siccome c’è la voragine, ste consegne le fa in bicicletta
Questo professionista delle consegne dovrà essere molto abile nell’acquisire le richieste, dovrà saper gestire le esigenze dei clienti, dovrà conoscere perfettamente la città palmo a palmo, dovrà aver un buon allenamento e si dovrà preoccupare di avere un sostituto nel caso in cui, ammalandosi, dovrà comunque fare contento un cliente con una consegna urgente da fare.
E la bici?
No dico la bici? Cosa fa impara a fare il meccanico? Oppure si occupa del suo e trova il sistema di comprare il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”?
Il modello che cambia e’ questo qui: il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”.
Prendi una grande azienda, metti che questa grande azienda debba gestire molte operazioni mission critical, che la impegnano costantemente. Bene , per la gestione delle sue attività mission critical necessita delle penne e dei blocchi, oltre che delle teste e dei pc.
Delle due l’una: si appesantisce di un ufficio acquisti che si occupa di non fare mai mancare nulla, ma che, probabilmente si limiterà a rispondere alle esigenze puntuali, richiedendo ai propri fornitori gli stessi prodotti, senza preoccuparsi di valutare se sono disponibili sul mercato innovazioni o nuovo prodotti che migliorano la performance possibile.
Oppure decide di comprarsi il pacchetto “bicicletta che funziona”, applicato alle proprie esigenze.
Comprerà quindi il know-how di chi gestisce solo il suo pezzo, l’ofelè del titolo (appunto).
Un ofelè che, blindato dalla presenza di moltissimi competitor sarà veloce, competitivo e competente, e ciascuno avrà il suo pezzettino di mercato.

Questa storia, ovviamente è anche la storia di “Rigeneriamoci” che sta provando a trovare soluzioni ai tempi della voragine (che poi e’ la crisi, ma si era capito).
Soluzioni che come la “bicicletta che funziona, sempre”, sgravano le persone dal problema di dover pensare a pezzi di attività che richiedono competenze specifiche.

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febbraio 16th, 2009

Linux per cubani

by Marco Gialdi

Portare entro cinque anni oltre il 50% degli utenti cubani verso i sistemi open source e liberarsi dalla “dipendenza” dai prodotti di Microsoft. Sono questi i principali motivi che hanno spinto il Governo cubano – che ultimamente è in vena di “prudenti” aperture verso il mondo tecnologico – a puntare tutto su una distro Linux creata dagli studenti e dai professori dell’Università di Scienze di L’Avana, una distro da adottare sia per la pubblica amministrazione che per i privati cittadini: Nova Linux.
Il nuovo sistema dovrebbe essere basato sulla celeberrima Gentoo ed è stato pensato per funzionare decentemente anche su hardware piuttosto datati (da Pentium 2 in su, insomma). Per quanto concerne l’interfaccia grafica (che di originale ha ben poco), lasciamo parlare un succoso video dimostrativo:

Nova Baire, el Linux cubano

Via: Geekissimo

febbraio 16th, 2009

M’illumino di meno… il successo :-)

by Marco Gialdi

M’ILLUMINO DI MENO, RISPARMIATI 500 MW, COME 8 MLN LAMPADINE (ANSA) – ROMA, 13 FEB -

Dalla Costiera amalfitana a San Pietro a Roma, passando per Westminster a Londra fino alla Cabot Tower dell’isola di Terranova. Il buio e’ sceso all’unisono in migliaia di comuni italiani e decine di citta’ nel mondo, in occasione della quinta campagna internazionale all’insegna del risparmio energetico ‘M’illumino di meno’, lanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di Radiodue.
Il black out volontario, alla vigilia del compleanno del protocollo di Kyoto che si festeggia lunedi’, vuole dare un segnale concreto per fermare la febbre del Pianeta causata dai mutamenti climatici.
Contando solo l’Italia, Terna alle 18 ha registrato un taglio di 500 MW, pari ad un consumo di 8 milioni di lampadine, mentre l’anno scorso la riduzione era stata di 400 MW. A girare l’interruttore per alcuni minuti sono stati monumenti, piazze, palazzi: Colosseo, Pantheon, Fontana di Trevi, le facciate del Quirinale, del Senato e della Camera, del ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Giustizia e della
Farnesina, oltre a basilica di Superga e Mole Antonelliana a Torino, piazza San Marco a Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, piazza Maggiore a Bologna, il Duomo e piazza della Scala a Milano, il castello del Buonconsiglio a Trento.
Per la prima volta si e’ spenta la cupola di San Pietro, insieme alla Basilica di Assisi e a quella di Loreto. Oltre a tutte le ambasciate italiane all’estero, il black out volontario ha interessato anche le sedi del parlamento europeo a Bruxelles e a Strasburgo, Westminster a Londra, e le sedi del Parlamento in Grecia, Bulgaria, Slovenia e Lituania. Dalla Costa azzurra con Mougins (paese sopra Cannes) e le piazze delle cittadine
della Provenza in Francia, fino alle strade di Sidone in Libano, il tam tam energetico e’ arrivato in Grecia, Spagna, Germania, Romania, Lettonia, ma anche a Malta e Cipro.

Continua…

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