Ben NanoNote: un miniportatile Linux da 99 dollari

Pubblicato il 23 marzo, 2010 - Autore: Marco


Certo bisognerà prenderci la mano, ma in fondo non lo abbiamo già fatto con le tastiere qwerty degli smartphone? E poi te lo porti a casa con solo 99,00$, non male ;)

E’ prodotto dall’azienda Qi Hardware e proviene direttamente dalle menti di alcuni ex-dipendenti del progetto OpenMoko, il primo cellulare opensource al mondo.
Mutuando la stessa filosofia alla base dello smartphone “saponetta”, Ben NanoNote – così come lascia intuire il suo nome – è un miniportatile dalle dimensioni veramente compatte. E’ caratterizzato da un display da appena 3 pollici in grado di raggiungere una risoluzione di 320×240 pixel e sotto la scocca pompa una CPU XBurst Jz4720 da 336Mhz affiancata da 32MB di memoria RAM e 2GB di memoria flash per l’archiviazione dei dati. A differenza dello smartphone marchiato OpenMoko segnaliamo la presenza di una piccola tastiera fisica. Il sistema operativo è ovviamente Linux-based. Ben NanoNote è venduto al prezzo di 99 dollari ed è già disponibile su Hackable Devices e Sharism.cc. Maggiori informazioni sul progetto su questa pagina.

via Tuxjournal

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Il primo quotidiano open source

Pubblicato il 22 marzo, 2010 - Autore: Marco

Onore al merito alla redazione di “LoSchermo.it” che ha deciso di utilizzare soluzioni open source per gestire il proprio lavoro. Di seguito l’editoriale pubblicato sul loro sito. Iniziative come questa meritano di essere raccontate perchè dimostrano che l’open source può essere utilizzato anche in realtà professionali.

LUCCA, 21 marzo – Il termine chiave è “open source”, sorgente aperta. Indica tutto quel software libero da licenze commerciali che si sta diffondendo sempre di più, in questi anni, sulla spinta della propaganda di Internet. Si contrappone al cosiddetto “software proprietario”, che ha il suo più illustre esponente nel pacchetto Windows di Microsoft, diffuso al livello globale e, in Italia, spesso anche nella pubblica amministrazione.

LoSchermo.it, in linea con la sua filosofia editoriale, ha deciso per tutta una serie di ragioni più o meno opportunistiche di adottare il sistema operativo libero Linux su tutti i computer della sua nuova redazione, divenendo di fatto il primo quotidiano italiano a procedere concretamente nella direzione del software libero e traendo spunto da ciò per tutta una serie di considerazioni che, in tempo di crisi, assumono particolare valenza e significato.

Mentre infatti dalle colonne di tanti quotidiani si leggono proposte prive di senso riguardo a possibili svolte positiviste della “cosa pubblica” noi ci limiteremo a porre questa semplice, concreta domanda: perché le amministrazioni non adottano il software libero abbattendo i costi di quello a pagamento?

Insomma, se da una parte è difficile quantificare le cifre spese ogni anno dagli Enti pubblici a favore delle “tasche” di Bill Gates & Co. (molto spesso il software viene catalogato nelle spese di hardware in quanto i pc al momento dell’acquisto montano già il pacchetto Windows, stessa cosa vale per i corsi di aggiornamento dei dipendenti sulle singole applicazioni), più semplice è immaginarne i numeri attraverso le cifre di mercato.

In genere ogni computer presente negli uffici pubblici spesso viene acquistato già completo di una licenza Windows Oem, che incide sul costo della macchina, e questa è la prima spesa. Per lo svolgimento del lavoro poi è generalmente molto diffusa la suite Microsoft Office, con costi dai 457 euro – standard, a 778 euro Iva esclusa per postazione.

Windows è poi molto soggetto ad attacchi hacker o a ricevere virus dalla navigazione in rete, richiedendo quindi l’installazione di un antivirus (peraltro obbligatorio per le arcaiche leggi italiane in materia, apparentemente più attente a favorire le vendite che a permettere di ottimizzare i costi); gli antivirus di rete hanno costi che possono andare dai 35 ai 60 euro iva esclusa per postazione (con Linux, l’antivirus non è necessario).

Se poi c’è bisogno di un software per la grafica i prezzi lievitano e si va oltre i mille euro, per non parlare di moltissimi altri programmi che in base alle esigenze potrebbero rendersi necessari (software per la masterizzazione, per la compressione dei file, traduttori, eccetera). Tutti programmi, da Office (Open Office) alla grafica (Gimp) che esistono per Linux in versione Open Source. Sia chiaro che il fatto che siano gratuiti non significa affatto che siano meno efficienti (anzi…).

Il “software indispensabile”, in poche parole, costa più del computer stesso. Se a questo aggiungiamo anche gli aggiornamenti, sembra lapalissiano che anche a un qualsiasi medio o piccolo Ente pubblico, risparmiare oltre mille euro per computer farebbe sicuramente molto comodo, anche in considerazione del momento congiunturale.

D’altronde, mentre all’estero abbiamo l’esempio di un’intera nazione, il Brasile, che ha abbandonato i costi fissi del software proprietario di Microsoft, i numeri parlano chiaro: qua in Italia il precedente è costituito dalla politica illuminata della Provincia di Bolzano dove grazie all’intervento di un dipendente argentino si è progressivamente abbandonato Windows a favore di Linux abbattendo i costi del software e della manutenzione di circa un milione di euro all’anno, come testimonia anche un’inchiesta della trasmissione “Report” che vi alleghiamo in video a questo editoriale.

Certo, anche il passaggio da Windows a Linux comporterebbe qualche spesa, come i corsi di aggiornamento dei dipendenti, però sarebbero considerabili come “una tantum” e quindi facilmente ammortizzabili nel tempo attraverso i risparmi in bilancio sui software a pagamento.

D’altronde, rispetto a Windows, con Linux cambiano i nomi dei programmi, ma per il resto è tutto molto simile: basta abituarsi.

E a testimonianza di questa semplicità c’è sempre l’esperienza dell’Alto Adige, dove i sistemi informatici di tutte le scuole (elementari e medie) in lingua italiana della Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen, sono stati aggiornati con il sistema operativo libero FUSS-Soledad GNU/Linux, una personalizzazione realizzata da un team di esperti della più conosciuta distribuzione Debian GNU/Linux.

Il progetto si chiama “Free Upgrade Southtyrol’s Schools” (FUSS), è stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo e coinvolge, secondo gli ultimi dati disponibili, circa 16mila ragazzi al lavoro su circa 2500 PC nei quali gira solo ed esclusivamente software libero.

Certo, in giro per il mondo troviamo altre esperienze pionieristiche di questo tipo, come in Germania, dove il sistema statale sta progressivamente passando da Windows a Linux e quindi, a maggior ragione, risulta assai surreale trovare argomentazioni valide per giustificare l’enorme spesa che i contribuenti italiani, già penalizzati da un servizio internet veloce frammentario e a pagamento (cosa che non avviene all’estero), devono sostenere attraverso gli Enti pubblici per pagare un software che già esiste gratis.

Da qui la nostra proposta, concreta e fattibile: perché non abbandonare i pacchetti a pagamento a favore di quelli liberi? Avete idea di quando potrebbe risparmiare lo Stato?

Pensateci, intanto noi de LoSchermo.it diamo l’esempio, impegnandoci anche a relazionare in rete gli sforzi di qualsiasi Ente pubblico che avesse il “coraggio” di seguire l’esempio della Provincia di Bolzano, che sta lì a testimoniare che la cosa può funzionare.

Perché, parafrasando una celebre frase di Obama, non resta che ammetterlo: “Yes, we can”.

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Open Days Hub

Pubblicato il 11 dicembre, 2009 - Autore: Silvia Pianelli

Conoscete The Hub Milano?  Si tratta di un centro (con tanto di biblioteca, meeting room e anche cucina) che si trova in via Paolo Sarpi 8, a Milano. Un centro che vuole ispirare e sostenere iniziative innovative e imprenditoriali per un mondo migliore creando spazi dove innovatori e imprenditori sociali possano trovare accesso alle giuste risorse, connessioni, conoscenze ed esperienze: uno spazio immerso in una rete internazionale (infatti l’iniziativa non si limita all’Italia) che offra a Milano un ambiente che risponda al crescente bisogno di creare un futuro più etico e realmente sostenibile.

Fino a domani mattina è possibile conoscere e toccare con mano questa realtà in occasione dell’Open Days Hub, giornate nate per scambiare idee e proposte su temi di grande attualità, dalla finanza etica al riciclo, a cui tutti sono invitati a partecipare.

Anche Rigeneriamoci parteciperà all’iniziativa, fornendo apparecchiature (pc, server e stampanti) rigenerate e allestendo una postazione internet con notebook rigenerati su cui sono istallati software open source.

Alle 14 di oggi, invece, si potrà assistere all’intervento di Marco Gialdi, Fastinking: Rigeneriamoci… Non rifiutiamo l’innovazione.

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P.O. – Politica Operativa

Pubblicato il 15 luglio, 2009 - Autore: Marco

Simpatica e geniale non potevo non riproporla :-) Grazie Imprenditore.

Windows – PDL
Nessuno lo ama, nessuno ne parla bene, monopolista.
Ma alla fine quasi tutti lo usano (tappandosi il naso) per necessità o convenienza ed è in larga maggioranza.
Guidato da un signore ricchissimo.

MAC- PD
Chi lo ha si sente parte di una elite, migliore diventa un po’ puzzone e guarda gli altri dall’alto al basso.
E non capisce perché non lo adottino tutti.
Ma nonostante tutti gli sforzi rimane elitario e pur con buoni numeri, minoranza.

IPHONE – Lega
Fa finta di non essere un computer ma lo è.
In forte crescita e con un grande leader carismatico mezzo malato.
Chi lo ha ne è fan sfegatato e probabilmente non lo cambierebbe mai con niente altro.
Il suo segreto, nonostante certe ruvidezze che lo fanno odiare da alcuni, è che nell’uso quotidiano quasi mai delude.

UBUNTU- Radicali
Piccolo, veloce, libero, aperto, gratuito, senza preconcetti.
Ma mal si collega con gli altri ed è a volte complicato da capire e da utilizzare.
Chi lo ha ne diventa un fan sfegatato. gioendo un poco del suo essere elitario e adattabile.
Ma nonostante le potenzialità resta inchiodato ad una quota infinitesimale del mercato.

Continua…..

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Ubuntu 9.04

Pubblicato il 23 aprile, 2009 - Autore: Marco


Ci siamo, se ne è parlato parecchio negli ultimi tempi, ora è finalmente online disponibile per il download la nuova versione della distribuzione linux Ubuntu. Juanty Jackalope, questo il nome scelto per la nuova release disponibile nelle versioni Desktop, Server e Remix (per MID e Netbook).

Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo…” L. da Vinci (dalla home page del sito italiano di Ubuntu)

Qui trovate la ISO per l’installazione, ma se avete già sul vostro pc una versione precendente il sistema vi avviserà con un’icona informativa, potrete quindi procedere all’avanzamento in pchi semplici passi. Io lo sto facendo proprio in questo momento :-)

Bhe!! Che altro dire se non buona installazione, e ricordate di guardare per terra ogni tanto :-P

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Linux e la Pubblica Amministrazione Marchigiana

Pubblicato il 13 aprile, 2009 - Autore: Marco

Leggo di un interessante progetto ad opera dei LUG e FSUG Marchigiani che ha l’obbiettivo di redigere un testo di legge per la promozione e diffusione dei formati aperti nella pubblica amministrazione. Un altro passo avanti, nella speranza che un giorno si arrivi ad investire la totalità della spesa pubblica, destinata alle licenze, nel software libero. Alcuni stati già lo fanno :-)

images.jpgMolte regioni italiane si sono mosse per creare una coscienza collettiva rispetto al software open.

Spesso queste iniziative comprendono corsi ed incontri presso le varie associazioni LUG del luogo ma da qualche tempo a questa parte il dibattito è entrato anche nella politica, parecchie regioni infatti hanno dato il via ad iter burocratici per l’esamina di proposte di leggi regionali per l’introduzione di software informatico libero all’interno delle infrastrutture regionali e della pubblica amministrazione locale.

Sicuramente delle iniziative lodevoli che hanno unito molte regioni nello spirito di innovazione positiva che queste proposte hanno lanciato; la regione Marche era restata al palo fino ad oggi.

Dico fino ad oggi perchè è con grande speranza che apprendo della proposta di legge regionale avanzata da un
gruppo di esponenti dei vari movimenti open presenti sul territorio.

L’elaborazione del testo ha richiesto circa un anno di lavori, studi, elaborazioni, ricerche ed email ma alla fine eccoci al risultato sperato; la proposta si pone come obbiettivo primario quanto dichiarato nelle prime righe del documento:

Nelle Marche esistono ormai da tempo realtà associative che lavorano per la promozione del software libero e open source (FLOSS) nel territorio. Da queste realtà nasce il progetto FLOSS Marche, con il uale si intende mettere in rete le varie associazioni tra cui, in particolare, i LUG (Linux User Group) e i FSUG
(Free Software User Group) presenti nel territorio marchigiano, con l’obiettivo di formulare una legge per la promozione del FLOSS (Free Libre Open Souce Software) e la diffusione delle tecnologie informatiche libere e aperte nella Pubblica Amministrazione marchigiana.

Speriamo ora che il documento venga al più presto inserito tra quelli in discussione nei vari ordini del giorno per così iniziare il proprio iter burocratico che porterà il progetto sicuramente in porto vista l’adesione trasversale di tutte le forze politiche di destra e sinistra alla proposta.

Se volete contribuire al successo di questa iniziativa è possibile cliccare sui seguenti link:

http://www.consiglio.marche.it -per avere info circa lo stato dei lavori-

http://firmiamo.it -per sostenere il progetto con la propria firma-

http://flossmarche.netsons.org/ -per tutti contatti del caso-

http://flossmarche.netsons.org/wiki -per leggere la proposta di legge completa-

Ciao a tutti.

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OpenVista: Clinical Information System e Oses

Pubblicato il 4 aprile, 2009 - Autore: Marco

Stefano mi aveva parlato di questa importante iniziativa un paio di mesi fà, ora sembra si stia arrivnado alla conclusione. Un altro importante successo dell’Open Source grazie all’impegno di Oses ;-)

OpenVista CIS (Clinical Information System) è una applicazione Open Source che permette una completa gestione di tutte le più importanti informazioni anagrafiche e medicali riguardanti i pazienti, in ambito ospedaliero ed ambulatoriale.

Derivato dal celebre e diffuso VistA Electronic Health Record (EHR), il software sviluppato dal Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti (VA), viene distribuito commercialmente da Medsphere Systems Corporation, con sede a Carlsbad in Canada e sostenuto dalla Community costruita intorno a medsphere.org, il portale che riunisce amministratori di istituti sanitari, medici, sviluppatori ed appassionati.

Uno dei principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di un applicativo quale OpenVista CIS è la pressochè totale eliminazione della carta e dei supporti non digitalizzati a favore di un database strutturato sull’anagrafica del paziente ed in grado di raccogliere informazioni articolate e complete quali, per esempio:

  • Liste di patologie segnalate e diagnosi eseguite;
  • Medicazioni prescritte, complete di dosaggi, frequenze e controindicazioni con altri farmaci già prescritti;
  • Prescrizioni di visite specialistiche;
  • Gestione di cartelle cliniche contenenti note, immagini, documenti allegati;
  • Schede di dimissioni dei pazienti ricoverati nella struttura sanitaria;
  • Schede di rilevazione dei Parametri Vitali;
  • Schede di dettaglio degli esami di laboratorio.

A queste funzionalità base si aggiungono altre interessanti features, quali la gestione di Alerts associati ad eventi riguardanti i pazienti, una nutrita serie di report facilmente customizzabili, l’evoluta gestione degli utenti (medici, infermieri, specialisti, ecc.) con ruoli e funzioni diversificate e parametrizzabili.

Abbiamo preso in esame questo applicativo nell’ambito del programma OpenCare e da tempo ne stiamo valutando le funzionalità, apprezzandone la completezza ed il profilo funzionale estremamente strutturato, che lo rende una sorta di ERP (Enterprise Resource Planning) del settore medicale.

Da qui la decisione di contribuire al progetto OpenVista realizzandone la localizzazione italiana, nella prima fase limitata alla traduzione dell’intero applicativo (3500 ed oltre stringhe di testo). La release beta dell’add-on per la traduzione sarà rilasciata per il download tra alcune settimane e verrà naturalmente messa a disposizione della community di Medsphere.

La nostra convinzione è che l’utilizzo di sistemi Open Source, sufficientemente strutturati ed affidabili, possa dare un importante impulso alla modernizzazione degli ambiti sanitari, non solo nei paesi in via di sviluppo. L’assenza di barriere economiche legate ai costi di licenza e manutenzione, la possibilità di ottenere aggiornamenti frequenti e gratuiti, l’apertura delle varie Community al recepimento dei quesiti e dei requirement degli utenti rendono l’Open Source  una via accessibile e non necessariamente vincolata a forti investimenti d’implementazione e gestione.

Per conoscere l’opinione di chi è direttamente impegnato sul progetto abbiamo discusso questi temi con Albert Gnandt, Technical Lead alla Medsphere Systems Corporation ed in particolare gli abbiamo chiesto quale contributo possa dare, la Community di Medsphere, nei settori no-profit e umanitari.

“Medsphere expects that concerned individuals will download OpenVista and use it to improve healthcare in the developing world. We see this possibility as one of the many tremendous benefits of an Open Source healthcare solution. Most recently, a physician in India used the Healthcare Open Source Ecosystem www.medsphere.org to download OpenVista, after which we helped him implement the solution. Many people have used the Web site to download OpenVista. Medsphere.org now has hundreds of members, is growing weekly, and provides comprehensive information on OpenVista.

VistA/OpenVista is being implemented or is live in the Kingdom of Jordan, Mexico, Uganda, Nigeria, Finland, Egypt, and American Samoa. Medsphere encourages any healthcare facility or organization to download OpenVista and use it to improve the care people receive.

In this time of global financial crisis, OpenVista is more relevant than ever. Open Source software is necessary for genuine interoperability, collaboration, transparency, and affordability, and it is just these qualities that also enable clinicians to provide the best possible care. Medsphere’s goal is to provide leadership in an engaged community that ultimately includes contributors from around the globe with the ultimate objective of dramatically altering the healthcare landscape.”

Via: Oses

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Rigenerare significa evitare che un bene, che sia esso una cartuccia, un pc o una stampante, diventi un rifiuto e finisca in discarica.
Acquistare prodotti rigenerati significa contribuire alla salvaguardia dell'ambiente, perché si allunga la vita dei prodotti, riducendo i rifiuti.
Si parte dall'oggetto a fine vita e si interviene perché possa tornare a funzionare come in origine, se non e' possibile ne vengono utilizzate delle parti.

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