Green Economy tiene
Pubblicato il 30 Luglio, 2009 - Autore: redazione
Imprese Ue, meno tagli i nuovi posti dal “verde” | Repubblica | Miojob
Tra le imprese “virtuose” che in questi ultimi mesi sono riuscite a creare nuovi posti di lavoro ci sono soprattutto imprese del settore manifatturiero e nell’”economia verde”. La Véolia Environnemnt, impresa francese di riciclaggio, ha l’intenzione di assumere tra 5 mila e 9 mila persone. A questa si aggiunge anche l’irlandese Eceltricity Supply Board che ha comunicato la creazione di 3 mila e 700 nuovi impieghi grazie all’espansione dei suoi investimenti nel settore delle tecnologie per l’energia pulita.
La situazione non è rincuorante, ma la green economy si sta facendo spazio

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il riciclaggio (dei rifiuti) rende, e parecchio
Pubblicato il 26 Luglio, 2009 - Autore: redazione
Si dice che l’Italia sia uno dei Paesi meno attenti al problema del riciclaggio, e che se ne fa troppo poco. Questo è vero, se ci confrontiamo con gli altri Paesi europei, ma andando a guardare i numeri ci accorgiamo che questi sono più che incoraggianti.Negli ultimi 10 anni di progetti di riciclaggio rifiuti, il giro di affari è stato stimato in 6,7 miliardi di euro, ma ciò che più conta è che questo settore ha dato lavoro a 76.700 persone, in controtendenza con i dati economici recenti. Certo, la crisi si è fatta sentire anche qui, ma affermano dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, negli ultimi anni ben 38,8 milioni di tonnellate di vetro, plastica, carta e alluminio sono stati riciclati, il che equivale alla mancata apertura di 325 discariche.

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Energia dalle autostrade, negli Usa funziona
Pubblicato il 25 Luglio, 2009 - Autore: redazione
Gli Stati Uniti inventano l’energia “stradale” - Ecologiae
Ingegneri e ambientalisti di tutto il mondo da sempre si fondono le meningi per cercare di installare quanti più apparecchi per produrre energia rinnovabile possibile, ma la soluzione ce l’avevano sotto il naso e non l’hanno mai nemmeno considerata: le strade. Le autostrade (ma non solo) sono ricche di possibilità per la generazione di energia pulita. Basterebbe infatti allineare piccole turbine eoliche, o tanti pannelli solari, lungo il loro tratto, da poter generare energia in grandi quantità. I pannelli solari grazie all’esposizione senza ostacoli e le turbine eoliche attraverso lo spostamento d’aria dei veicoli.

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Fa la cosa giusta, ecco cosa faremo
Pubblicato il 3 Marzo, 2009 - Autore: Marco
Venerdì 13.03.09 dalle 9:00 alle 19:00 le scuole che lo richiederanno potranno utilizzare la “nostra” aula di informatica, costruita con un sistema thin-client, che è un modo difficile per dire che si possono fare aule informatiche con un solo computer intelligente e molti terminali lenti.
Appronteremo infatti un’aula dove grazie ad un pc che funge da server, potremo far lavorare svariati altri pc in rete. Con questo sistema, perfetto per i nostri pc rigeneriamoci, si possono utilizzare macchine anche molto vecchie che, dotate di scheda di rete, funzionano da terminali e “girano” grazie al server centrale.
I pc vecchi e poco carrozzati devono fare poche cose, il server permette di gestire tutte le postazioni.
Poca spesa, grandi performances, un modo per riutilizzare macchine inutilizzaibili con risultati eccellenti.
Abbiamo immaginato una giornata per le scuole in modo da mostrare come è possibile avere anch
e nei nostri istituti ottime soluzioni a basso impatto ambientale.
Ci saranno professori, esperti nell’utilizzo del nostro sistema operativo preferito, che saranno a disposizione dei ragazzi e dei docenti che li accompagnano per fare da tutor, per raccontare cosa si può fare.
I ragazzi avranno postazioni su cui giocare, provare gli applicativi, farsi un’idea.
Crediamo sia una bella occasione.
Una volta tanto una soluzione pensata per delle esigenze reali, non un modo per “regalare” alle scuole macchine vecchie che creano più problemi di quanti ne risolvano.
Se sei un docente e sei interessato scrivi a scuole@falacosagiusta.org per prenotare la tua visita, se sei uno studente e sei interessato, parlane con il tuo professore.
E’ necessario ricevere quanto prima le prenotazioni in modo da organizzare la visita di tutti quanti.
Vi aspettiamo
Insieme a noi ci saranno:
IconSolution è una realtà che muove i suoi passi dalla considerazione del ruolo chiave che sempre più l’ICT ha nel mondo dell’impresa. Troppo spesso le aziende si trovano a dover gestire strutture complesse senza
voler (o poter) investire in competenze adatte a comprenderne appieno le implicazioni e le potenzialità. Icon Solutions si propone di supportare le imprese tramite un’offerta distintiva basata sulla qualità del servizio reso (prima che sul prodotto finito) in modo da consentire loro di concentrarsi sul proprio business.
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SI, ma la crisi…
Pubblicato il 1 Marzo, 2009 - Autore: Marco
[Lungo... ma credo valga la pena]
I prezzi al ribasso (perchè l’importante è fatturare), le offerte sottocosto (che poi non lo sono), il denaro che finisce presto (che tante volte è vero). Insomma una serie di aspetti che ognuno di noi tenta inesorabilmente di considerare per combattere questa situazione. Faccio l’offerta promo, così aumento le vendite, risolvo il fatturato del mese e faccio cassa. Salvo poi scoprire che non solo ho saturato il mio mercato e quindi il mese prossimo sarò nella stessa identica situazione, ma ho anche generato un utile prossimo allo zero e danneggiato il mercato, perchè ciò che percepisce il cliente non è lo sforzo fatto per ribassare il prezzo, ma piuttosto gli introiti incredibili che ho fatto fino ad ora.
La crisi come un fantasma, intangibile, si aggira nei posti di lavoro, nella quotidianeità di ogni persona, questa crisi. Un fantasma che però pesa sempre di più sulle spalle di ognuno di noi.
Esprimo ciò che vedo ogni giorno. Una condizione che attenaglia migliaia di soggetti, che sempre di più si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte l’insicurezza, la mancanza di soldi, le poche speranze e dall’altra le continue offerte cioccolatino, quelle che se anche non posso non ci rinuncio.
Tutto questo accade perchè in tempi non sospetti ci siamo preoccupati solo dei fatturati, degli utili, dei risultati senza considerare quello che forse è un’aspetto imprescindibile di una socità che si definisce moderna, ovvero costruire concretezza. Continuando così per anni, era inevitabile che prima o poi si arrivasse al punto di rottura. Quel confine labile e forse ignoto che necessariamente prima o poi viene passato, se l’unico parametro di valutazione sono i profitti. Probabilmente qualche guru dell’economia starà pensano che l’unico modo per valutare i risultati di un’impresa sia proprio questo. Forse era vero qualche decennio fa, non oggi. Non può più essere così.
Certo, ogni singolo imprenditore ha per troppi anni preso ad esempio le grandi aziende. Ha vissuto nel sogno di poter un giorno ottene gli stessi risultati, le stesse soddisfazioni. Chi non ha avuto velleità di questo tipo? Chi, anche solo per pochi istanti non si è visto nei panni dei BIG? Lecito, ma spostare l’attenzione dal concreto all’intangibile ci ha portato, forse, a questa situazione irreversibile. Se smetto di fare ciò che sono capace di fare e concentro le mie energie in altre direzioni ottengo forse nel breve periodo risultati ottimi, ma col tempo rischio di gonfiare sempre di più la fantomatica bolla di sapone che prima o poi scoppierà perchè, lo sappiamo tutti, questo è il suo destino. Ma quando a scoppiare sono tante, troppe bolle, ecco che riappare il fantasma e si rischia di essere risucchiati in quell’infinita spirale, che poi tanto infinita non è. Sento spesso la frase “Non abbiamo ancora toccato il fondo!” e se provassimo a fermarci?
Quando la vendita di prodotti e servizi serve solo ad alimentare sistemi finanziari, quando i guadagni dell’azienda e delle persone sono vincolati da questi meccanismi, è necessario porsi delle domande. Si perchè questo è un sistema non virtuoso, un sistema che non produce, che non inventa, che è destinato a cedere. Come di fatto sta accadendo.
Siamo rimasti per troppo tempo ancorati ad un’illusione, ad un sogno che lentamente si è trasformato in un incubo. Cullati e coccolati da questo sistema, abbiamo dimenticato, forse, di pensare e abbiamo sostituito la passione per le idee, unico vero carburante della vita, con la voracità per il denaro, quello facile intendo.
Voglio dire, se compro o produco un oggetto il mio obbiettivo è venderlo e realizzare utlile sufficiente a garantire il mantenimento della struttura che dirigo.
Ma se il mio utile è generato in piccola parte dal prodotto e per il resto dal premio che otterrò se raggiungerò il target, dagli interessi bancari dovuti ai giorni di valuta e da altri giochini pseudo finanziari, è chiaro che il mercato è destinato a vedere soccombere una certa concorrenza. La selezione naturale dovrebbe basarsi sulla capacità di soddisfazione del cliente, sulla creatività, sull’inventiva.
La concorrenza dovrebbe spingere ognuno di noi a migliorare, a crescere. Si sente spesso dire che l’anima dei mercati è la concorrenza, il confronto. Ma se questo è basato su sotterfugi è chiaro che a vincere saranno sempre gli stessi. Chi investirà tempo, denaro ed energie nel tentativo di migliorare la qualità del prodotto, i servizi post vendita, non potrà mai lottare ad armi pari in un contesto dove il piano di confronto è perennemente ed esclusivamente il prezzo finale. Non è lungimirante e non aiuta la crescita del sistema.
I modelli presi ad esempio negli ultimi decenni hanno fatto si che si creasse una grande confusione nella filiera. Oggi è difficile per un acquirente capire se sta acquistando un prodotto da un produttore, un distributore o un rivenditore. Oggi tutti siamo tutto, produciamo, vendiamo e commercializiamo in ogni direzione, pur di fatturare ed in tempi di crisi questa situazione viene ancora di più amplificata.
Ricordo che da ragazzo se volevo comprare la camera d’aria per la mia bicicletta, andavo nel negozio di biciclette. Oggi invece, vado a comprare il pane e ci trovo anche quella. Ecco questa è l’illusione, con cui abbiamo convissuto per troppo tempo. I luoghi non luoghi dove c’è tutto, piccoli o grandi che siano, affiliati o meno a catene nazionali o internazionali. Già, perchè la concorrenza aiuta a crescere, a distinguersi, a migliorare.
Intanto che scrivo sento alla radio la pubblicità di una famosa catena di prodotti di informatica che promuove prodotti sottocosto (computer, stampanti, elettrodomestici). Per curiosità sono andato a verificare cosa pagherei il notebook pubblicizzato, bhe anche se per pochi euro, mi costerebbe meno acquistarlo da loro che non dal mio fornitore abituale. E dopo?
La competenza, l’assistenza, il post vendita.. Già quei servizi che in qualche modo dovrebbero fare la differenza e invece… Se c’è il prezzo, il resto passa in secondo piano. No?
Oggi è necessario reinventarsi.
Fermarsi e analizzare in profondità il percorso che abbiamo fatto, cercando di cogliere gli aspetti che ci hanno distinto, ma soprattutto che ci hanno soddisfatto. Dobbiamo ridisegnare i nostri stili di vita e comprendere che non è possibile generare utili dal nulla, per farlo è necessario faticare!
Oggi abbiamo il web, abbiamo la conoscenza e l’esperienza, abbiamo gli strumenti che ci consentono di condividere, di partecipare e di esprimere la nostra opinione. Vedo in questo una soluzione, un’opportunità concreta. Certo non è facile da cogliere, siamo abituati a considerare il nosro sapere come unico, a custodirlo come un tesoretto. Proprio questo atteggiamento ha contribuito a generare un sistema chiuso, che se non organizzato (e il nostro non lo era) è destinato a soccombere. Condividere sul web non significa svelare i propri segreti ma confrontarsi con milioni di utenti e accorgersi che altri hanno già avuto e/o risolto gli stessi problemi; aprirsi alla discussione significa alimentare la creatività, dare nuovi stimoli all’ingegno avviando così un processo di selezione meritocratico, basato sulle reali capacità e competenze delle persone. Certo per fare questo bisogna avere una buona dose di coraggio e, come spesso accade, finchè qualcuno non si butta gli altri restano sul ciglio attendendo che l’impavido si lanci per primo. Poi lo seguono però, senza timore. Vero?
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presentazioni efficaci
Pubblicato il 1 Febbraio, 2009 - Autore: redazione
Scrivere, sul web e non solo e’ diventata una attivita’ comunissima e sempre piu’ diffusa.
Questo non vuol dire che tutti siamo diventati scrittori, ma che tutti dobbiamo porci il problema di scrivere in modo leggibile e chiaro.
Lo stesso si puo’ dire per il public speaking e per le presentazioni.
Siamo sempre piu’ spesso costretti a fare/subire delle presentazioni per delle lezioni, convegni, interventi ecc.
Nelle presentazioni, come nello scrivere, e’ necessario utilizzare alcuni accorgimenti.
Lele ne parla qui, recensendo il libro “Presentation Zen” di Garr Reynolds, invece Giacomo Mason decide di condividere il suo slideshow sulle presentazioni efficaci. L’occasione era troppo ghiotta per non coglierla, vi rimando al suo disclaimer.
Tag Technorati: presentazioni, Giacomo Mason, Lele Rozza
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Utilita’ delle fiere di settore
Pubblicato il 17 Dicembre, 2008 - Autore: Lele
Simone Lovati [IT]: Le fiere e gli eventi servono ancora al vostro brand?
Le fiere e gli eventi servono ancora al vostro brand?Apple Macworld
Per Apple® la risposta è no!
Proprio poche ore fa Cupertino ha comunicato che il prossimo Macworld Expo al San Francisco’s Moscone Center a Gennaio 2009 (l’evento mondiale più rappresentativo per il mondo Mac) sarà l’ultimo a cui parteciperanno.Ora posto che questo evento è sempre stato uno special day per qualsiasi fan di Apple e negli ultimi anni anche per gran parte della stampa mondiale…
…mi sorprende parecchio nella nota leggere le motivazioni:
Apple Announces Its Last Year At Macworld-2
Le fiere e gli eventi spesso sono molto costosi per questo vale la pena capire se per la vostra impresa sono indispensabili o no
Update
ne parla anche ZeusNews
Dopo il MacWorld di San Francisco, la cui edizione 2009 sarà l’ultima ad avere la presenza di Apple e perderà il keynote di Steve Jobs (sostituito da Phil Schiller), anche l’Apple Expo di Parigi chiude.
In realtà, le dichiarazioni ufficiali parlano di “sospensione a tempo indeterminato” ma visti i precedenti (e l’abbandono di eventi un tempo importanti come il MacWorld New York o il MacWorld Tokyo) le intenzioni di Cupertino sembrano piuttosto evidenti.
Per gli utenti di Apple, la chiusura dell’Expo europeo non sarà un dramma: già l’anno scorso i visitatori erano calati drasticamente, dato che l’azienda non vi aveva participato, proprio come quest’anno.
Chi invece deve averla presa male è Idg World Expo, organizzatrice di eventi come il MacWorld: fino all’ultimo, secondo quanto sostiene Cnet,
Steve Jobs era atteso per l’abituale keynote dell’evento di gennaio e
solo all’ultimo l’azienda avrebbe comunicato il cambiamento di piani.Restano tuttavia delle perplessità: una presentazione di quelle che il Ceo di Apple è solito tenere non si prepara in un giorno; la cancellazione, molto probabilmente, era già stata decisa da tempo.
Tutto ciò, unito al silenzio sui sistemi desktop - i cui
ultimi dati di vendita non sono per nulla entusiasmanti - e al grande
rumore che di contro c’è stato intorno ai MacBook, agli iPod e agli iPhone, fa davvero pensare che Apple stia per intraprendere una nuova strada.
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Fantaclima
Pubblicato il 8 Novembre, 2008 - Autore: Lele
Così Meschiari racconta dei “giardinieri”, i “ripopolatori” di mondi in cui la vita ha distrutto la vita, dei “cavalieri delle nuvole”, che sfruttano l’energia delle nubi temporalesche, del “pastore dei ghiacciai”, che preserva un piccolo ghiacciaio dallo scioglimento in tempi di riscaldamento globale… E in ognuno di questi personaggi si legge un atteggiamento di rimpianto per ciò che è stato in passato, ma allo stesso tempo si coglie la forza per proseguire nel cammino dell’umanità…Altri racconti vedono l’uomo alle prese con scenari estremi: con disperati tentativi di porre rimedio a danni effettuati in passato dall’uomo stesso o a eventi naturali improvvisi e catastrofici. Anche qui Meschiari narra con sapienza dei rimedi tecnici ma anche dell’animo umano…
Poi vi sono i racconti che definirei più gialli e di azione, sicuramente avvincenti e veloci, anche se talvolta a me non hanno convinto fino in fondo perchè basati su teorie del “complotto climatico” piuttosto nascoste…
Infine, alcuni brevi saggi concludono il libro. Questi saggi, più che trattatelli meteo-climatici, sono in realtà riflessioni a voce alta di un meteorofilo italiano, in gran parte condivisibili anche da chi è meteorologo o climatologo di professione.
Insomma, Meschiari ci dà una lettura avvincente di scenari climatici estremi, lettura che unisce la descrizione climatica stessa alle cause possibili di questi scenari e alle condizioni dell’uomo in queste nuove situazioni.
Il microcosmo climatico ci si apre dinanzi come uno squarcio alla nostra serenità. La narrazione raggiunge i punti più alti quando in questo microcosmo si scende dall’atmosfera alla terra e, infine, all’uomo.
Aldo Meschiari, che si definisce semplicemente “meteorofilo” (amante
della meteorologia), ma che in realtà è laureato in lettere moderne, e
che ha inserito nel plico il suo libro di racconti intitolato “Climate
fiction. Racconti di fantaclima”, edito da Il Fiorino (Modena).
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La prima pompa di benzina alimentata a pannelli solari
Pubblicato il 30 Ottobre, 2008 - Autore: Marco
Se passate da Vimercate, in via Villasanta, nr.5 troverete il primo
distributore di carburante, della Lombardia, alimentato a pannelli
solari. Certo non è il massimo del green, vende comunque benzina e
diesel, ma probabilmente è un compromesso per iniziare ad usare energia
rinnovabile anche in quelle realtà quotidiane che non siano solo private.Ad essere alimentate dal sole le pompe dei carburanti, i
distributori, il bar e le insegne luminose. L’impianto fotovoltaico è
da 18mila Kwh e consentirà di risparmiare sia sulla bolletta, sia 9
tonnellate di CO2 che non saranno rilasciate in atmosfera. L’ impianto
è stato realizzato dalla Solarex e dalla Regione Lombardia.Via: Ecoblog.it
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Come nasce un computer “Rigeneriamoci”
Pubblicato il 30 Ottobre, 2008 - Autore: Marco
Ho deciso di scrivere questo post perchè in molti mi chiedono cosa significa rigenerare un computer, cercherò di spiegarlo in modo semplice aiutandomi con alcune foto.
Quelli che vedete nella foto sono computer dismessi che abbiamo ritirato da un’azienda. Uno dei problemi più sentiti dalle grosse strutture che decidono di sostituire i pc, è la gestione delle macchine obsolete. Spesso queste finiscono in uno scantinato in attesa che qualcuno decida come disfarsene. Noi, qunado è possibile, cerchiamo di ritirare queste macchine prima che vengano affidate ad uno smaltitore, in questo modo evitiamo che si trasformino in RAEE.
Una volta giunti nella nostra struttura le macchine vengono controllate e testate una ad una, per verificare il corretto funzionamento di tutte le parti (Hard Disk, Memoria, CD-Rom, Floppy Disk, Porte USB, etc..) e nel caso sostituiti componenti difettosi. Capita a volte che i computer vengano cannibalizzati, gli utenti prelevano alcuni componenti come parti di ricmabio per altre macchine, noi provvediamo a ripristinarli con parti nuove e/o rigenerate.
Fatti i dovuti test, aggiunte le parti mancanti si passa alla fase di installazione del sistema operativo open source (linux). Viene scelta la distribuzione più idonea al tipo di processore ed alla dotazione di memoria disponibile.
Nella foto si vedono due macchine che hanno superato tutti i test e sulle quali stiamo installando XUbuntu. La scelta di questa versione del sistema operativo è dettata dal fatto che le macchine hanno un precessore Celeron da 1GHz con 256Mb di ram. Le prestazioni di una tale combinazione vengono chiaramente esaltate dal sistema operativo, che come già detto qui è meno avaro di risorse, permette quindi di utilizzare hardware considerato obsoleto da altri s.o. senza per questo rinunciare a prestazioni decorose.
Quella che si vede in questa foto è un operazione molto importante, la pulizia dello chassy. Pensiamo sia importante dare a queste macchine l’immagine che meritano, ecco perchè gli operatori che se ne occupano sono molto attenti e scrupolosi, eliminano etichette e adesivi, segni e scritte.
Finita l’installazione del sistema operativo, esguiti gli aggiornamenti e gli eventuali test per la scheda audio, la scheda grafica e quella di rete, la macchina viene riassemblata e quindi confezionata pronta
per essere consegnata all’utilizzatore che con un investimento di poche decine di euro potrà avere un pc rigenerato che gli consentirà di navigare in internet, scrivere documenti, controllare la posta, giocare, elaborare immagini. Il tutto senza nessun costo aggiuntivo per le licenze, perchè tutto il software installato sulle nostre macchine è open source.
» Categoria Rigenerazione, Senza categoria, Sostenibilità | 5 Commenti







































