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regole del neo-marketing

Pubblicato il 4 Agosto, 2009 - Autore: redazione

La “regola dell’aggettivo” secondo [mini]marketing per “beccare” le campagne che dicono le bugie.

A occhio mi sembra che sia molto ragionevole come lettura del fenomeno :-)

Nessuna affermazione in cui l’aggettivo viene prima del nome ha la minima possibilità di essere veritiera.

Controllate i flaconi dello shampoo, le brochure, gli annunci sponsorizzati dei DJ alla radio e i comunicati stampa.

articolo originale qui

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Ubuntu 9.04

Pubblicato il 23 Aprile, 2009 - Autore: Marco


Ci siamo, se ne è parlato parecchio negli ultimi tempi, ora è finalmente online disponibile per il download la nuova versione della distribuzione linux Ubuntu. Juanty Jackalope, questo il nome scelto per la nuova release disponibile nelle versioni Desktop, Server e Remix (per MID e Netbook).

Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo…” L. da Vinci (dalla home page del sito italiano di Ubuntu)

Qui trovate la ISO per l’installazione, ma se avete già sul vostro pc una versione precendente il sistema vi avviserà con un’icona informativa, potrete quindi procedere all’avanzamento in pchi semplici passi. Io lo sto facendo proprio in questo momento :-)

Bhe!! Che altro dire se non buona installazione, e ricordate di guardare per terra ogni tanto :-P

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Qimo 4 Kids

Pubblicato il 17 Marzo, 2009 - Autore: Marco

Una distribuzione Linux basata su Ubuntu dedicata ai più piccoli :-)

Pare che Ubuntu sia la Distribuzione Linux piu’ usata e riadattata, anche se io personalmente preferisco ed uso (ove possibile) Fedora (per i client) e CentOS (per i server), ma si sa che io arrivo da prima Slackware e poi RedHat, quindi forse non faccio testo…

Ad ogni modo, un’altra Distribuzione derivata da Ubuntu e’ Qimo 4 Kids, una Distribuzione pensata apposta per i Bambini sopra i tre anni.
Caratterizzata dalle applicazioni (educative, ovviamente), dalle grandi icone (che quindi piaceranno ai bambini) e dalla leggerezza di una variante di XFCE, e’ l’ideale per quei genitori che non tollerano l’utilizzo di Software Proprietario e che vorrebbero instillare le stesse idee anche ai bambini.

Guerre di religione a parte (che bene o male la frecciatina ogni tanto mi scappa), una distribuzione di questo genere vi permette non solo di riciclare un Computer per i vostri Bambini, ma anche di lasciare che lo utilizzino da soli, dal momento che le applicazioni che vi sono installate sono “sicure”.

Via DElyMyth

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Save your logo

Pubblicato il 10 Marzo, 2009 - Autore: Marco

Un’iniziativa forte che vorrebbe impegnati i grandi Marchi internazionali. Al momento ha aderito solo La Coste, ma GEF (Global Enviroment Facility) auspica la collaborazione di molti altri.

Lanciata dal Global Environment Facility (GEF) e appoggiata dalla Banca mondiale e dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), “save your logo” è la campagna che mira alla protezione di quegli animali scelti dalle multinazionali come simbolo dei loro prodotti.

Visto che ne traggono un beneficio economico e di immagine, l’idea è quella di far “sdebitare” le aziende con i loghi animalisti che le rappresentano, tramite il versamento in tre anni di un contributo di un milione e mezzo di euro. Questi fondi serviranno a finanziare progetti di conservazione e a creare il primo osservatorio globale per la biodiversità.

L’obiettivo è quello di preservare le specie il cui rischio di estinzione sta raggiungendo livelli sempre più allarmanti: secondo la lista rossa della IUCN, infatti, un volatile su otto, un mammifero su quattro e un anfibio su tre, rischiano di scomparire.

La prima ad aderire è stata la Lacoste, che da anni sfrutta i diritti di immagine del famoso coccodrillino, ma i promotori si aspettano la partecipazione di altre famose aziende, come la Jaguar, la Puma o la Peugeot.

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Simpaticamente reale

Pubblicato il 3 Marzo, 2009 - Autore: Marco

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SI, ma la crisi…

Pubblicato il 1 Marzo, 2009 - Autore: Marco

[Lungo... ma credo valga la pena]

I prezzi al ribasso (perchè l’importante è fatturare), le offerte sottocosto (che poi non lo sono), il denaro che finisce presto (che tante volte è vero). Insomma una serie di aspetti che ognuno di noi tenta inesorabilmente di considerare per combattere questa situazione. Faccio l’offerta promo, così aumento le vendite, risolvo il fatturato del mese e faccio cassa. Salvo poi scoprire che non solo ho saturato il mio mercato e quindi il mese prossimo sarò nella stessa identica situazione, ma ho anche generato un utile prossimo allo zero e danneggiato il mercato, perchè ciò che percepisce il cliente non è lo sforzo fatto per ribassare il prezzo, ma piuttosto gli introiti incredibili che ho fatto fino ad ora.

La crisi come un fantasma, intangibile, si aggira nei posti di lavoro, nella quotidianeità di ogni persona, questa crisi. Un fantasma che però pesa sempre di più sulle spalle di ognuno di noi.

Esprimo ciò che vedo ogni giorno. Una condizione che attenaglia migliaia di soggetti, che sempre di più si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte l’insicurezza, la mancanza di soldi, le poche speranze e dall’altra le continue offerte cioccolatino, quelle che se anche non posso non ci rinuncio.

Tutto questo accade perchè in tempi non sospetti ci siamo preoccupati solo dei fatturati, degli utili, dei risultati senza considerare quello che forse è un’aspetto imprescindibile di una socità che si definisce moderna, ovvero costruire concretezza. Continuando così per anni, era inevitabile che prima o poi si arrivasse al punto di rottura. Quel confine labile e forse ignoto che necessariamente prima o poi viene passato, se l’unico parametro di valutazione sono i profitti. Probabilmente qualche guru dell’economia starà pensano che l’unico modo per valutare i risultati di un’impresa sia proprio questo. Forse era vero qualche decennio fa, non oggi. Non può più essere così.

Certo, ogni singolo imprenditore ha per troppi anni preso ad esempio le grandi aziende. Ha vissuto nel sogno di poter un giorno ottene gli stessi risultati, le stesse soddisfazioni. Chi non ha avuto velleità di questo tipo? Chi, anche solo per pochi istanti non si è visto nei panni dei BIG? Lecito, ma spostare l’attenzione dal concreto all’intangibile ci ha portato, forse, a questa situazione irreversibile. Se smetto di fare ciò che sono capace di fare e concentro le mie energie in altre direzioni ottengo forse nel breve periodo risultati ottimi, ma col tempo rischio di gonfiare sempre di più la fantomatica bolla di sapone che prima o poi scoppierà perchè, lo sappiamo tutti, questo è il suo destino. Ma quando a scoppiare sono tante, troppe bolle, ecco che riappare il fantasma e si rischia di essere risucchiati in quell’infinita spirale, che poi tanto infinita non è. Sento spesso la frase “Non abbiamo ancora toccato il fondo!” e se provassimo a fermarci?

Quando la vendita di prodotti e servizi serve solo ad alimentare sistemi finanziari, quando i guadagni dell’azienda e delle persone sono vincolati da questi meccanismi, è necessario porsi delle domande. Si perchè questo è un sistema non virtuoso, un sistema che non produce, che non inventa, che è destinato a cedere. Come di fatto sta accadendo.

Siamo rimasti per troppo tempo ancorati ad un’illusione, ad un sogno che lentamente si è trasformato in un incubo. Cullati e coccolati da questo sistema, abbiamo dimenticato, forse, di pensare e abbiamo sostituito la passione per le idee, unico vero carburante della vita, con la voracità per il denaro, quello facile intendo.

Voglio dire, se compro o produco un oggetto il mio obbiettivo è venderlo e realizzare utlile sufficiente a garantire il mantenimento della struttura che dirigo.

Ma se il mio utile è generato in piccola parte dal prodotto e per il resto dal premio che otterrò se raggiungerò il target, dagli interessi bancari dovuti ai giorni di valuta e da altri giochini pseudo finanziari, è chiaro che il mercato è destinato a vedere soccombere una certa concorrenza. La selezione naturale dovrebbe basarsi sulla capacità di soddisfazione del cliente, sulla creatività, sull’inventiva.

La concorrenza dovrebbe spingere ognuno di noi a migliorare, a crescere. Si sente spesso dire che l’anima dei mercati è la concorrenza, il confronto. Ma se questo è basato su sotterfugi è chiaro che a vincere saranno sempre gli stessi. Chi investirà tempo, denaro ed energie nel tentativo di migliorare la qualità del prodotto, i servizi post vendita, non potrà mai lottare ad armi pari in un contesto dove il piano di confronto è perennemente ed esclusivamente il prezzo finale. Non è lungimirante e non aiuta la crescita del sistema.

I modelli presi ad esempio negli ultimi decenni hanno fatto si che si creasse una grande confusione nella filiera. Oggi è difficile per un acquirente capire se sta acquistando un prodotto da un produttore, un distributore o un rivenditore. Oggi tutti siamo tutto, produciamo, vendiamo e commercializiamo in ogni direzione, pur di fatturare ed in tempi di crisi questa situazione viene ancora di più amplificata.

Ricordo che da ragazzo se volevo comprare la camera d’aria per la mia bicicletta, andavo nel negozio di biciclette. Oggi invece, vado a comprare il pane e ci trovo anche quella. Ecco questa è l’illusione, con cui abbiamo convissuto per troppo tempo. I luoghi non luoghi dove c’è tutto, piccoli o grandi che siano, affiliati o meno a catene nazionali o internazionali. Già, perchè la concorrenza aiuta a crescere, a distinguersi, a migliorare.

Intanto che scrivo sento alla radio la pubblicità di una famosa catena di prodotti di informatica che promuove prodotti sottocosto (computer, stampanti, elettrodomestici). Per curiosità sono andato a verificare cosa pagherei il notebook pubblicizzato, bhe anche se per pochi euro, mi costerebbe meno acquistarlo da loro che non dal mio fornitore abituale. E dopo?

La competenza, l’assistenza, il post vendita.. Già quei servizi che in qualche modo dovrebbero fare la differenza e invece… Se c’è il prezzo, il resto passa in secondo piano. No?

Oggi è necessario reinventarsi.

Fermarsi e analizzare in profondità il percorso che abbiamo fatto, cercando di cogliere gli aspetti che ci hanno distinto, ma soprattutto che ci hanno soddisfatto. Dobbiamo ridisegnare i nostri stili di vita e comprendere che non è possibile generare utili dal nulla, per farlo è necessario faticare!

Oggi abbiamo il web, abbiamo la conoscenza e l’esperienza, abbiamo gli strumenti che ci consentono di condividere, di partecipare e di esprimere la nostra opinione. Vedo in questo una soluzione, un’opportunità concreta. Certo non è facile da cogliere, siamo abituati a considerare il nosro sapere come unico, a custodirlo come un tesoretto. Proprio questo atteggiamento ha contribuito a generare un sistema chiuso, che se non organizzato (e il nostro non lo era) è destinato a soccombere. Condividere sul web non significa svelare i propri segreti ma confrontarsi con milioni di utenti e accorgersi che altri hanno già avuto e/o risolto gli stessi problemi; aprirsi alla discussione significa alimentare la creatività, dare nuovi stimoli all’ingegno avviando così un processo di selezione meritocratico, basato sulle reali capacità e competenze delle persone. Certo per fare questo bisogna avere una buona dose di coraggio e, come spesso accade, finchè qualcuno non si butta gli altri restano sul ciglio attendendo che l’impavido si lanci per primo. Poi lo seguono però, senza timore. Vero?

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Google approda su Twitter

Pubblicato il 26 Febbraio, 2009 - Autore: Marco

Google apre un account su twitter :-) In meno di 12 ore oltre 8500 followers.

Così la prossima volta che andranno giù i server, sarà un Googler ad informarci cinguettando sul web ;-)

Via: Maestroalberto

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Quando si dice piccolo… Il Micro PC

Pubblicato il 26 Febbraio, 2009 - Autore: Marco

Leggo su pctuner, che marvel ha realizzato un micro pc con processore embedded ARM da 1.2Ghz e 512Mb di ram, che garantisce prestazioni incredibili. Si chiama SheevaPlug, si inserisce direttamente in una presa di corrente, ed il gioco è fatto.

Questo scatolino, che a prima vista sembra più un deodorante per ambienti :-) supporta la maggior parte delle distribuzioni linux (Kernel 2.6) c’è dunque da aspettarsi la nascita di molte applicazioni dedicate, grazie alla comunity di sviluppatori linux.

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Ofelè fa al to mestèe (Pasticcere fai il tuo mestiere)

Pubblicato il 20 Febbraio, 2009 - Autore: redazione

C’era una volta l’epoca fordista, allora funzionava così:

Scarsissima innovazione, I tempi di permanenza delle merci sul mercato erano molto lunghi, era particolarmente opportuno accumulare prodotti finiti in magazzino facendo leva su grossi acquisti di materia prima. I processi erano tendenzialmente ripetitivi e le valutazioni sul lungo periodo.
C’era una struttura solida e verticistica,  una notevole capacità produttiva, possibilità di accumulare prodotto finito che avrebbe trovato, col tempo uno spazio sul mercato.
Non si richiedeva agilità, la struttura veniva progettata una volta, I processi erano standard, I meccanismi erano tipicamente top down, non era richiesta partecipazione.
I vertici definivano strategie che prevedevano esecuzioni lungo la filiera produttiva.

Ma la pacchia non poteva durare.

L’era di mezzo

Infatti rapidamente successero alcune cose:
 - il mondo comincio a diventare piccolo e diventò evidente che c’erano luoghi nel mondo dove le merci costavano meno e dove addirittura le persone costavano meno.
- Le cose cominciarono ad invecchiare in fretta, la tecnologia cominciò ad evolversi rapidamente
- La scolarizzazione divenne un fenomeno di massa, sempre più persone cominciarono ad aspirare a qualcosa di più del posto in fabbrica
- Le enormi aziende cominciarono a lasciare il posto alle piccole e piccolissime aziende
Una specie di rivoluzione copernicana che impose di rivedere le regole del mercato, impose di rivedere l’organizzazione aziendale, costrinse ad occuparsi di marketing e di promozione dei prodotti.

Nacquero così le aziende che si occupavano di servizi, aziende che non producevano nulla ma contribuivano al business model facendo circolare I prodotti sul mercato.

Un’epoca in cui si cominciò a capire che know-how e’ importante, che il valore non sta nelle cose ma nel modo in cui si vendono.

Fu un periodo lungo e periglioso, un periodo in cui le catene del valore si allungarono a dismisura, in cui I servizi accessori sembrava dovessero essere tantissimi e tutti avevano il loro guadagno sul loro anello della catena. Erano le vacche grasse.

C’erano quelli che facevano le cose, c’erano quelli che vendevano le cose, c’erano quelli che studiavano che cose fare, c’erano quelli che controllavano se quelli che studiavano studiavano bene e dicevano a quelli che facevano le cose di dare retta a questi e a quelli. C’erano anche quelli che si infilavano in un punto qualsiasi della catena, e contribuivano alla produzione del valore (costo?) per il consumatore finale.

Era un tempo in cui c’erano molti vincoli, le assicurazioni assicuravano per sempre, gli uffici reclami delle aziende reclamavano il loro ruolo, I sindacati sindacavano, insomma tutto sembrava andare per il meglio.

E proprio mentre I finanziatori finanziavano, e per finanziare si facevano finanziare da finanzieri costantemente alla ricerca di finanziatori, finanziati.

Si sentì uno scricchiolio, distinto, evidente cupo e rumoroso
.

E lo scricchiolio veniva da una crepa,che rapidamente si allargava e I calcinacci cominciavano a cadere, e si apre una voragine ma…
Quella voragine che sembrava inghiottire tutto e tutti, che doveva reclamare il suo tributo di vite umane, al momento sembra solo sulla carta, ma c’è la voragine.

Il mercato ai tempi della crisi

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

E poi dice la voragine… c’è la voragine, ci raccontano la voragine, è la fine del mondo.
Il punto è, dato un sistema chiuso (il mondo) siccome nulla si crea e nulla si distrugge (Lavoisier) non siamo in una situazione di scarsità ma di trasformazione (appunto).
Una trasformazione rilevantissima che porta ad una revisione del modello (appunto).

Eravamo rimasti a una crisi della grande azienda (c’è grossa crisi) eravamo arrivati alla costruzione della piccola azienda, che in un mercato ancora piuttosto vecchio si poteva permettere di scimmiottare logiche da grande e cercare di inserirsi ad un punto qualsiasi della catena, pur di essere accreditata.
Ma poi arriva a voragine, e tutti fermi. Si tagliano I budget, non si spende più non si pagano I fornitori, si tagliano I dipendenti, si da fiato alle trombe e I media cominciano a parlare di catastrofe.
Bisogna ripensare il modello, pare.
E ripensiamolo sto modello ☺

Ecco come la vedo.

Ofelè fa il to mestee

Prendi una persona che deve fare le consegne, e siccome c’è la voragine, ste consegne le fa in bicicletta
Questo professionista delle consegne dovrà essere molto abile nell’acquisire le richieste, dovrà saper gestire le esigenze dei clienti, dovrà conoscere perfettamente la città palmo a palmo, dovrà aver un buon allenamento e si dovrà preoccupare di avere un sostituto nel caso in cui, ammalandosi, dovrà comunque fare contento un cliente con una consegna urgente da fare.
E la bici?
No dico la bici? Cosa fa impara a fare il meccanico? Oppure si occupa del suo e trova il sistema di comprare il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”?
Il modello che cambia e’ questo qui: il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”.
Prendi una grande azienda, metti che questa grande azienda debba gestire molte operazioni mission critical, che la impegnano costantemente. Bene , per la gestione delle sue attività mission critical necessita delle penne e dei blocchi, oltre che delle teste e dei pc.
Delle due l’una: si appesantisce di un ufficio acquisti che si occupa di non fare mai mancare nulla, ma che, probabilmente si limiterà a rispondere alle esigenze puntuali, richiedendo ai propri fornitori gli stessi prodotti, senza preoccuparsi di valutare se sono disponibili sul mercato innovazioni o nuovo prodotti che migliorano la performance possibile.
Oppure decide di comprarsi il pacchetto “bicicletta che funziona”, applicato alle proprie esigenze.
Comprerà quindi il know-how di chi gestisce solo il suo pezzo, l’ofelè del titolo (appunto).
Un ofelè che, blindato dalla presenza di moltissimi competitor sarà veloce, competitivo e competente, e ciascuno avrà il suo pezzettino di mercato.

Questa storia, ovviamente è anche la storia di “Rigeneriamoci” che sta provando a trovare soluzioni ai tempi della voragine (che poi e’ la crisi, ma si era capito).
Soluzioni che come la “bicicletta che funziona, sempre”, sgravano le persone dal problema di dover pensare a pezzi di attività che richiedono competenze specifiche.

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Religioni d’assalto

Pubblicato il 15 Febbraio, 2009 - Autore: redazione

In questo periodo se ne sono sentite di tutti i colori sulla questione religiosa.
Riporto qui questo articolo comparso su internazionale. La crisi, qualcuno, la combatte con la spiritualita’, e qualcun’altro ci sta guadagnando parecchio.

Del resto, come evidente anche la spiritualità e la costruzione di una chiesa hanno bisogno di un modello di business.

Blog Giornali – Internazionale

Una chiesa al giorno
Compro, vendo ma soprattutto scambio. Il mercato statunitense delle appartenenze religiose è vitale nonostante la recessione generale. Le quotazioni della chiesa cattolica sono in calo. Vanno forte le religioni fai da te.

Ho letto sul NYT che il Pew forum on religion and public life, un progetto lanciato nel 2001 dall’istituto di ricerche sociali che porta lo stesso nome, ha pubblicato il rapporto Us religious landscape survey che parla di un “mercato delle religioni molto competitivo”.

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keep looking »

Rigenerare significa evitare che un bene, che sia esso una cartuccia, un pc o una stampante, diventi un rifiuto e finisca in discarica.
Acquistare prodotti rigenerati significa contribuire alla salvaguardia dell'ambiente, perché si allunga la vita dei prodotti, riducendo i rifiuti.
Si parte dall'oggetto a fine vita e si interviene perché possa tornare a funzionare come in origine, se non e' possibile ne vengono utilizzate delle parti.

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