La politica ai tempi di Facebook

by Marco Gialdi

Ci sono andato, ero curioso volevo capire e ascolatare il confronto tra chi di mestiere fa il politico e chi invece si occupa di comunicazione.

Il caffè letterario, dove si è svolta la serata, è un locale suggestivo denso di storia, un posto dove ci si può lasciare cullare dalla letteratura sorseggiando un buon vino. Anche se poi ho visto tante bionde, meno impegnative del rosso. ;-)

Saponaro che è uno che conosce e usa i media digitali per rimanare in contatto con le persone, vedi qui, qui e qui , ha orgnaizzato e moderato la serata.

Mafe De Baggis ha subito preso di petto l’argomento definendo le relazioni sui social network (leggi facebook) orizzontali aspetto che spaventa i detentori del potere, che sia questo politico e economico, che sono abituati alle verticalità.

E’ un problema culturale, siamo generalmente legati a vecchi schemi che la rete sta piano piano smontando e riconfigurando. La nuova generazione, quella dei nativi digitali per intenderci riesce ad adattarsi con meno difficoltà alle nuove regole. Chi invece fatica a capire i benefici degli strumenti messi a disposizione da internet e dalle reti sociali, sono proprio coloro che figli dell’era post industriale hanno vissuto la rivoluzione digitale in modo passivo, non cogliendone le opportunitá. Pesando semplicemente “sono troppo vecchio per queste cose”.

Tornando all’argomento dell’incontro, ho apprezzato alcune riflessioni di Bruni che evidenziano una certa distanza tra le istituzioni ed in cittadini (leggasi popolo votante). L’informazione chiara e tempestiva è un dovere imprescindibile delle prime, che devono sfruttare tutti i canali disponibili, adattandosi anche alle nuove tecnologie digitali. Ritiene altresi che l’apertura del singolo politico, sia un plus certamente apprezzabile ma non un dovere o un obbligo. Ha voluto però anche fare qualche precisazioni sui blog e su chi li gestisce:

  • Evitare di scambiare la parte per il tutto, altrimenti si rischia di confondere pochi commenti con l’opinione di molti;
  • Non si può pretendere la frenesia, è necessario distinguere tra l’impegno lavorativo e la gestione del blog;
  • Va bene un linguaggio informale a patto che non si traformi in sproloquio;

Condivido ogni singolo punto, e aggiungo che per poter utilizzare questi nuovi strumenti di comunicazione è indispensabile studiare, e capirne le regole. Che tradotto significa, se vuoi farlo devi farlo bene altrimenti non funziona e rischia di ritorcersi contro. Per ora Bruni, grazie all’aiuto di Marcello, sta iniziando a fare i primi passi nella rete sociale, ha aperto un profilo facebook ed un gruppo per raccontare se stesso ai cittadini di Bergamo. Ora attendiamo il salto, il blog. :-)

Sull’anonimato in rete, Mafe ha evidenziato l’aspetto rivoluzionario di facebook, che impone una registrazione con nome e cognome, determinando una certa resposabilità da parte dell’utente. Gilioli, giornalista de “L’espresso” e blogger, vorrebbe invece che fosse garantito l’anonimato.

Mi è piaciuto molto il paragone sui commentatori anonimi, sempre di Gilioli, simili agli automobilisti isterici al semaforo, che forti della pseudo protezione che gli garantisce l’abitacolo si permettono urlare e strillare cone forsennati. Partendo da questa immagine, che secondo me spiega perfettamente questa figura che commenta i post dei blog in modo provocatorio nascondendosi dietro un nick, vorrei approfondirla spiegando che anche se l’abitacolo garantisce protezione, la persona ignota che strilla è identificabile dal numero di targa del veicolo, allo stesso modo l’internauta viene identificato in rete da un idirizzo IP univoco (quella serie di 4 gruppi di numeri che viene assegnata dall’ISP per intenderci). Questo per dire che in rete non esiste un vero e proprio anonimato, almeno non nel senso che tutti gli attribuiamo. E’ comunque doveroso dire che i commenti lasciati nei blog dai troll subiscono spesso un processo di selezione naturale che la rete stessa mette in atto.

Riallacciandosi poi al discorso iniziato da Bruni ha portato come esempio, due blog aperti da due politici Romano Prodi e Antonio Di Pietro. Due storie diametralmente opposte, il primo mosso dall’entusiasmo probabilmente, era in campagna elettorale, ha avuto vita breve, anzi brevissima, soltanto due post tipo “Ciao, da oggi vi racconterò giorno per giorno quello che faccio…” il seocndo “Scusate, non ho il tempo per scrivere…” :-( Ora che ha abbandonato la scena politica sembra che riesca a mantenere in vita il blog.

Il secondo esempio, invece è di un blog che funziona e anche bene visto che è tra i primi posti nella classica. Gilioli ci spiega i motivi di questo e di altri successi simili, e lo fa in modo semplice ed esaustivo:

  1. Non parla in politichese
  2. Molto informale e assertivo
  3. E’ gestito da lui in persona

Anche se il successo di un blog è determinato da molti fattori come la sincerità, la coerenza, la qualità dei post che si pubblicano e la tempestività, nel caso specifico i tre punti indicati sono comunque peculiari.

Nuovi strumenti e nuove possibilità di comunicazione che stanno piano piano rivoluzionando il sistema, la difficoltà più grande forse è rendersi conto della loro esistenza, ed evitare di etichettare tutto come inutile e senza futuro.

Insomma una serata decisamente riuscita, anche grazie a Lele Rozza e Eliana Pasquini che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento. Interessante sotto ogni punto di vista spero venga replicata al più presto perchè alcune questioni meritano un approfondimento.

In chiusura una buona birra in compagnia di amici vecchi e nuovi. (che non ci sta mai male)  ;-)

Qui e qui le foto della serata.

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