Ofelè fa al to mestèe (Pasticcere fai il tuo mestiere)
Pubblicato il 20 febbraio, 2009 - Autore: redazione
C’era una volta l’epoca fordista, allora funzionava così:
Scarsissima innovazione, I tempi di permanenza delle merci sul mercato erano molto lunghi, era particolarmente opportuno accumulare prodotti finiti in magazzino facendo leva su grossi acquisti di materia prima. I processi erano tendenzialmente ripetitivi e le valutazioni sul lungo periodo.
C’era una struttura solida e verticistica, una notevole capacità produttiva, possibilità di accumulare prodotto finito che avrebbe trovato, col tempo uno spazio sul mercato.
Non si richiedeva agilità, la struttura veniva progettata una volta, I processi erano standard, I meccanismi erano tipicamente top down, non era richiesta partecipazione.
I vertici definivano strategie che prevedevano esecuzioni lungo la filiera produttiva.
Ma la pacchia non poteva durare.
L’era di mezzo
Infatti rapidamente successero alcune cose:
- il mondo comincio a diventare piccolo e diventò evidente che c’erano luoghi nel mondo dove le merci costavano meno e dove addirittura le persone costavano meno.
- Le cose cominciarono ad invecchiare in fretta, la tecnologia cominciò ad evolversi rapidamente
- La scolarizzazione divenne un fenomeno di massa, sempre più persone cominciarono ad aspirare a qualcosa di più del posto in fabbrica
- Le enormi aziende cominciarono a lasciare il posto alle piccole e piccolissime aziende
Una specie di rivoluzione copernicana che impose di rivedere le regole del mercato, impose di rivedere l’organizzazione aziendale, costrinse ad occuparsi di marketing e di promozione dei prodotti.
Nacquero così le aziende che si occupavano di servizi, aziende che non producevano nulla ma contribuivano al business model facendo circolare I prodotti sul mercato.
Un’epoca in cui si cominciò a capire che know-how e’ importante, che il valore non sta nelle cose ma nel modo in cui si vendono.
Fu un periodo lungo e periglioso, un periodo in cui le catene del valore si allungarono a dismisura, in cui I servizi accessori sembrava dovessero essere tantissimi e tutti avevano il loro guadagno sul loro anello della catena. Erano le vacche grasse.
C’erano quelli che facevano le cose, c’erano quelli che vendevano le cose, c’erano quelli che studiavano che cose fare, c’erano quelli che controllavano se quelli che studiavano studiavano bene e dicevano a quelli che facevano le cose di dare retta a questi e a quelli. C’erano anche quelli che si infilavano in un punto qualsiasi della catena, e contribuivano alla produzione del valore (costo?) per il consumatore finale.
Era un tempo in cui c’erano molti vincoli, le assicurazioni assicuravano per sempre, gli uffici reclami delle aziende reclamavano il loro ruolo, I sindacati sindacavano, insomma tutto sembrava andare per il meglio.
E proprio mentre I finanziatori finanziavano, e per finanziare si facevano finanziare da finanzieri costantemente alla ricerca di finanziatori, finanziati.
Si sentì uno scricchiolio, distinto, evidente cupo e rumoroso.
E lo scricchiolio veniva da una crepa,che rapidamente si allargava e I calcinacci cominciavano a cadere, e si apre una voragine ma…
Quella voragine che sembrava inghiottire tutto e tutti, che doveva reclamare il suo tributo di vite umane, al momento sembra solo sulla carta, ma c’è la voragine.
Il mercato ai tempi della crisi
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
E poi dice la voragine… c’è la voragine, ci raccontano la voragine, è la fine del mondo.
Il punto è, dato un sistema chiuso (il mondo) siccome nulla si crea e nulla si distrugge (Lavoisier) non siamo in una situazione di scarsità ma di trasformazione (appunto).
Una trasformazione rilevantissima che porta ad una revisione del modello (appunto).
Eravamo rimasti a una crisi della grande azienda (c’è grossa crisi) eravamo arrivati alla costruzione della piccola azienda, che in un mercato ancora piuttosto vecchio si poteva permettere di scimmiottare logiche da grande e cercare di inserirsi ad un punto qualsiasi della catena, pur di essere accreditata.
Ma poi arriva a voragine, e tutti fermi. Si tagliano I budget, non si spende più non si pagano I fornitori, si tagliano I dipendenti, si da fiato alle trombe e I media cominciano a parlare di catastrofe.
Bisogna ripensare il modello, pare.
E ripensiamolo sto modello ☺
Ecco come la vedo.
Ofelè fa il to mestee
Prendi una persona che deve fare le consegne, e siccome c’è la voragine, ste consegne le fa in bicicletta
Questo professionista delle consegne dovrà essere molto abile nell’acquisire le richieste, dovrà saper gestire le esigenze dei clienti, dovrà conoscere perfettamente la città palmo a palmo, dovrà aver un buon allenamento e si dovrà preoccupare di avere un sostituto nel caso in cui, ammalandosi, dovrà comunque fare contento un cliente con una consegna urgente da fare.
E la bici?
No dico la bici? Cosa fa impara a fare il meccanico? Oppure si occupa del suo e trova il sistema di comprare il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”?
Il modello che cambia e’ questo qui: il pacchetto “bicicletta che funziona sempre”.
Prendi una grande azienda, metti che questa grande azienda debba gestire molte operazioni mission critical, che la impegnano costantemente. Bene , per la gestione delle sue attività mission critical necessita delle penne e dei blocchi, oltre che delle teste e dei pc.
Delle due l’una: si appesantisce di un ufficio acquisti che si occupa di non fare mai mancare nulla, ma che, probabilmente si limiterà a rispondere alle esigenze puntuali, richiedendo ai propri fornitori gli stessi prodotti, senza preoccuparsi di valutare se sono disponibili sul mercato innovazioni o nuovo prodotti che migliorano la performance possibile.
Oppure decide di comprarsi il pacchetto “bicicletta che funziona”, applicato alle proprie esigenze.
Comprerà quindi il know-how di chi gestisce solo il suo pezzo, l’ofelè del titolo (appunto).
Un ofelè che, blindato dalla presenza di moltissimi competitor sarà veloce, competitivo e competente, e ciascuno avrà il suo pezzettino di mercato.
Questa storia, ovviamente è anche la storia di “Rigeneriamoci” che sta provando a trovare soluzioni ai tempi della voragine (che poi e’ la crisi, ma si era capito).
Soluzioni che come la “bicicletta che funziona, sempre”, sgravano le persone dal problema di dover pensare a pezzi di attività che richiedono competenze specifiche.
Tag Technorati: ofelè, voragine, mercato, crisi, soluzioni

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Una Risposta a “Ofelè fa al to mestèe (Pasticcere fai il tuo mestiere)”
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2 marzo 2009 @ 16:23
ha scritto:
[...] Ofelè fa al to mestèe – Pasticcere fai il tuo mestiere (Rigeneriamoci) [...]