Posts tagged ‘informatica’

marzo 3rd, 2009

Fa la cosa giusta, ecco cosa faremo

by Marco Gialdi

Venerdì 13.03.09 dalle 9:00 alle 19:00 le scuole che lo richiederanno potranno utilizzare la “nostra” aula di informatica, costruita con un sistema thin-client, che è un modo difficile per dire che si possono fare aule informatiche con un solo computer intelligente e molti terminali lenti.

Appronteremo infatti un’aula dove grazie ad un pc che funge da server, potremo far lavorare svariati altri pc in rete. Con questo sistema, perfetto per i nostri pc rigeneriamoci, si possono utilizzare macchine anche molto vecchie che, dotate di scheda di rete, funzionano da terminali e “girano” grazie al server centrale.

I pc vecchi e poco carrozzati devono fare poche cose, il server permette di gestire tutte le postazioni.
Poca spesa, grandi performances, un modo per riutilizzare macchine inutilizzaibili con risultati eccellenti.
Abbiamo immaginato una giornata per le scuole in modo da mostrare come è possibile avere anche nei nostri istituti ottime soluzioni a basso impatto ambientale.
Ci saranno professori, esperti nell’utilizzo del nostro sistema operativo preferito, che saranno a disposizione dei ragazzi e dei docenti che li accompagnano per fare da tutor, per raccontare cosa si può fare.
I ragazzi avranno postazioni su cui giocare, provare gli applicativi, farsi un’idea.
Crediamo sia una bella occasione.

Una volta tanto una soluzione pensata per delle esigenze reali, non un modo per “regalare” alle scuole macchine vecchie che creano più problemi di quanti ne risolvano.

Se sei un docente e sei interessato scrivi a scuole@falacosagiusta.org per prenotare la tua visita, se sei uno studente e sei interessato, parlane con il tuo professore.

E’ necessario ricevere quanto prima le prenotazioni in modo da organizzare la visita di tutti quanti.

Vi aspettiamo

Insieme a noi ci saranno:

IconSolution è una realtà che muove i suoi passi dalla considerazione del ruolo chiave che sempre più l’ICT ha nel mondo dell’impresa. Troppo spesso le aziende si trovano a dover gestire strutture complesse senza
voler (o poter) investire in competenze adatte a comprenderne appieno le implicazioni e le potenzialità. Icon Solutions si propone di supportare le imprese tramite un’offerta distintiva basata sulla qualità del servizio reso (prima che sul prodotto finito) in modo da consentire loro di concentrarsi sul proprio business.

OpenLabs è un’Associazione Culturale senza fini di lucro costituita nel luglio del 2000 da 10 Soci Fondatori: in meno di tre anni conta piu’ di 100 iscritti. Fondata con l’impegno di promuovere e sostenere progetti coerenti con il Software Libero e Open Source, l’Associaziore sta operando nellaformazione  con corsi, seminari, gruppi di lavoro, nella divulgazionecon convegni, documentazione, informazione e nel sostegno di progetti con patrocinio, spazio web, sostegno ad enti e fondazioni, laboratori ecollaborazioni. L’Associazione si propone di promuovere e diffondere l’esercizio coscientedella libertà sia riguardo alle scienze informatiche e telematiche sia all’uso delle relative tecnologie nella società civile, nonchè di sostenere le forme di licenza e di distribuzione che consentano l’uso libero della produzione della attività intellettuale.
marzo 1st, 2009

SI, ma la crisi…

by Marco Gialdi

[Lungo... ma credo valga la pena]

I prezzi al ribasso (perchè l’importante è fatturare), le offerte sottocosto (che poi non lo sono), il denaro che finisce presto (che tante volte è vero). Insomma una serie di aspetti che ognuno di noi tenta inesorabilmente di considerare per combattere questa situazione. Faccio l’offerta promo, così aumento le vendite, risolvo il fatturato del mese e faccio cassa. Salvo poi scoprire che non solo ho saturato il mio mercato e quindi il mese prossimo sarò nella stessa identica situazione, ma ho anche generato un utile prossimo allo zero e danneggiato il mercato, perchè ciò che percepisce il cliente non è lo sforzo fatto per ribassare il prezzo, ma piuttosto gli introiti incredibili che ho fatto fino ad ora.

La crisi come un fantasma, intangibile, si aggira nei posti di lavoro, nella quotidianeità di ogni persona, questa crisi. Un fantasma che però pesa sempre di più sulle spalle di ognuno di noi.

Esprimo ciò che vedo ogni giorno. Una condizione che attenaglia migliaia di soggetti, che sempre di più si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte l’insicurezza, la mancanza di soldi, le poche speranze e dall’altra le continue offerte cioccolatino, quelle che se anche non posso non ci rinuncio.

Tutto questo accade perchè in tempi non sospetti ci siamo preoccupati solo dei fatturati, degli utili, dei risultati senza considerare quello che forse è un’aspetto imprescindibile di una socità che si definisce moderna, ovvero costruire concretezza. Continuando così per anni, era inevitabile che prima o poi si arrivasse al punto di rottura. Quel confine labile e forse ignoto che necessariamente prima o poi viene passato, se l’unico parametro di valutazione sono i profitti. Probabilmente qualche guru dell’economia starà pensano che l’unico modo per valutare i risultati di un’impresa sia proprio questo. Forse era vero qualche decennio fa, non oggi. Non può più essere così.

Certo, ogni singolo imprenditore ha per troppi anni preso ad esempio le grandi aziende. Ha vissuto nel sogno di poter un giorno ottene gli stessi risultati, le stesse soddisfazioni. Chi non ha avuto velleità di questo tipo? Chi, anche solo per pochi istanti non si è visto nei panni dei BIG? Lecito, ma spostare l’attenzione dal concreto all’intangibile ci ha portato, forse, a questa situazione irreversibile. Se smetto di fare ciò che sono capace di fare e concentro le mie energie in altre direzioni ottengo forse nel breve periodo risultati ottimi, ma col tempo rischio di gonfiare sempre di più la fantomatica bolla di sapone che prima o poi scoppierà perchè, lo sappiamo tutti, questo è il suo destino. Ma quando a scoppiare sono tante, troppe bolle, ecco che riappare il fantasma e si rischia di essere risucchiati in quell’infinita spirale, che poi tanto infinita non è. Sento spesso la frase “Non abbiamo ancora toccato il fondo!” e se provassimo a fermarci?

Quando la vendita di prodotti e servizi serve solo ad alimentare sistemi finanziari, quando i guadagni dell’azienda e delle persone sono vincolati da questi meccanismi, è necessario porsi delle domande. Si perchè questo è un sistema non virtuoso, un sistema che non produce, che non inventa, che è destinato a cedere. Come di fatto sta accadendo.

Siamo rimasti per troppo tempo ancorati ad un’illusione, ad un sogno che lentamente si è trasformato in un incubo. Cullati e coccolati da questo sistema, abbiamo dimenticato, forse, di pensare e abbiamo sostituito la passione per le idee, unico vero carburante della vita, con la voracità per il denaro, quello facile intendo.

Voglio dire, se compro o produco un oggetto il mio obbiettivo è venderlo e realizzare utlile sufficiente a garantire il mantenimento della struttura che dirigo.

Ma se il mio utile è generato in piccola parte dal prodotto e per il resto dal premio che otterrò se raggiungerò il target, dagli interessi bancari dovuti ai giorni di valuta e da altri giochini pseudo finanziari, è chiaro che il mercato è destinato a vedere soccombere una certa concorrenza. La selezione naturale dovrebbe basarsi sulla capacità di soddisfazione del cliente, sulla creatività, sull’inventiva.

La concorrenza dovrebbe spingere ognuno di noi a migliorare, a crescere. Si sente spesso dire che l’anima dei mercati è la concorrenza, il confronto. Ma se questo è basato su sotterfugi è chiaro che a vincere saranno sempre gli stessi. Chi investirà tempo, denaro ed energie nel tentativo di migliorare la qualità del prodotto, i servizi post vendita, non potrà mai lottare ad armi pari in un contesto dove il piano di confronto è perennemente ed esclusivamente il prezzo finale. Non è lungimirante e non aiuta la crescita del sistema.

I modelli presi ad esempio negli ultimi decenni hanno fatto si che si creasse una grande confusione nella filiera. Oggi è difficile per un acquirente capire se sta acquistando un prodotto da un produttore, un distributore o un rivenditore. Oggi tutti siamo tutto, produciamo, vendiamo e commercializiamo in ogni direzione, pur di fatturare ed in tempi di crisi questa situazione viene ancora di più amplificata.

Ricordo che da ragazzo se volevo comprare la camera d’aria per la mia bicicletta, andavo nel negozio di biciclette. Oggi invece, vado a comprare il pane e ci trovo anche quella. Ecco questa è l’illusione, con cui abbiamo convissuto per troppo tempo. I luoghi non luoghi dove c’è tutto, piccoli o grandi che siano, affiliati o meno a catene nazionali o internazionali. Già, perchè la concorrenza aiuta a crescere, a distinguersi, a migliorare.

Intanto che scrivo sento alla radio la pubblicità di una famosa catena di prodotti di informatica che promuove prodotti sottocosto (computer, stampanti, elettrodomestici). Per curiosità sono andato a verificare cosa pagherei il notebook pubblicizzato, bhe anche se per pochi euro, mi costerebbe meno acquistarlo da loro che non dal mio fornitore abituale. E dopo?

La competenza, l’assistenza, il post vendita.. Già quei servizi che in qualche modo dovrebbero fare la differenza e invece… Se c’è il prezzo, il resto passa in secondo piano. No?

Oggi è necessario reinventarsi.

Fermarsi e analizzare in profondità il percorso che abbiamo fatto, cercando di cogliere gli aspetti che ci hanno distinto, ma soprattutto che ci hanno soddisfatto. Dobbiamo ridisegnare i nostri stili di vita e comprendere che non è possibile generare utili dal nulla, per farlo è necessario faticare!

Oggi abbiamo il web, abbiamo la conoscenza e l’esperienza, abbiamo gli strumenti che ci consentono di condividere, di partecipare e di esprimere la nostra opinione. Vedo in questo una soluzione, un’opportunità concreta. Certo non è facile da cogliere, siamo abituati a considerare il nosro sapere come unico, a custodirlo come un tesoretto. Proprio questo atteggiamento ha contribuito a generare un sistema chiuso, che se non organizzato (e il nostro non lo era) è destinato a soccombere. Condividere sul web non significa svelare i propri segreti ma confrontarsi con milioni di utenti e accorgersi che altri hanno già avuto e/o risolto gli stessi problemi; aprirsi alla discussione significa alimentare la creatività, dare nuovi stimoli all’ingegno avviando così un processo di selezione meritocratico, basato sulle reali capacità e competenze delle persone. Certo per fare questo bisogna avere una buona dose di coraggio e, come spesso accade, finchè qualcuno non si butta gli altri restano sul ciglio attendendo che l’impavido si lanci per primo. Poi lo seguono però, senza timore. Vero?

febbraio 25th, 2009

Gli ultimi successi del pinguino

by Marco Gialdi


Le scuole brasiliane avranno aule di informatica thinclient con software open source, grazie alla collaborazione della canadese Userful e della brasiliana ThinNetwork.


Le poste Francesi hanno scelto Compiere ERP per gestire i processi della divisione B2B, un grande risultato per la società Compiere Inc.

novembre 13th, 2008

Scelte intelligenti

by Marco Gialdi

Uno segnala sottolinea dimostra promuove racconta illustra proclama suggerisce e perfino implementa software OpenSource nella Pubblica Amministrazione, poi accade che il ministro Brunetta e giusto per restare in loco il Governatore del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo (qui e qui i link per la notizia dello scorso agosto) continuino a fare affari con i colossi dell’informatica commerciale, e allora cascano le braccia.

Ma perché contravvenire a precise indicazioni di buone prassi già promosse dal ministro per l’innovazione Stanca anni fa riguardo l’uso di software libero? Perché non seguire le mosse di altre grosse realtà amministrative italiane o europee, che hanno definitivamente optato per soluzioni informatiche OpenSource su considerazioni sia etiche sia relative alla funzionalità del prodotto? Perché contrapporsi a scelte palesemente intelligenti?

Meno male che se lo chiede anche l’Associazione per il software libero, e prova ad ottenere delle risposte dal ministro Brunetta con una lettera aperta:

continua…

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