Già!!! Abbiamo aggiornato, sistemato e ridisegnato lo shop di Rigeneriamoci, se ti va dai sbirciatina e facci sapere cosa ne pensi.
Open Days Hub
Conoscete The Hub Milano? Si tratta di un centro (con tanto di biblioteca, meeting room e anche cucina) che si trova in via Paolo Sarpi 8, a Milano. Un centro che vuole ispirare e sostenere iniziative innovative e imprenditoriali per un mondo migliore creando spazi dove innovatori e imprenditori sociali possano trovare accesso alle giuste risorse, connessioni, conoscenze ed esperienze: uno spazio immerso in una rete internazionale (infatti l’iniziativa non si limita all’Italia) che offra a Milano un ambiente che risponda al crescente bisogno di creare un futuro più etico e realmente sostenibile.
Fino a domani mattina è possibile conoscere e toccare con mano questa realtà in occasione dell’Open Days Hub, giornate nate per scambiare idee e proposte su temi di grande attualità, dalla finanza etica al riciclo, a cui tutti sono invitati a partecipare.
Anche Rigeneriamoci parteciperà all’iniziativa, fornendo apparecchiature (pc, server e stampanti) rigenerate e allestendo una postazione internet con notebook rigenerati su cui sono istallati software open source.
Alle 14 di oggi, invece, si potrà assistere all’intervento di Marco Gialdi, Fastinking: Rigeneriamoci… Non rifiutiamo l’innovazione.
SMAU 2009
Anche quest’anno saremo presenti
Questa volta però raddoppiamo, come la scorsa edizione milanese la sala stampa sarà realizzata con i nostri computer. In più avremo uno stand (B35 Pad. 4) all’interno del quale presenteremo le nostre soluzioni a noleggio, dal singolo pc (desktop o notebook) al server Unix/NT.
Se passi a trovarci ricordati di lasciare il tuo biglietto da visita, potresti essere fortunato e vincere uno dei due premi(*) che abbiamo messo in palio per i nostri ospiti.
Pre-registrarti sul sito smau.it o richiedici via mail l’invito omaggio, ti aspettiamo dal 21 al 23 Ottobre a FieraMilanoCity Pad. 3 e 4 dalle 9:30 alle 18:30.
(*) L’estrazione dei premi avverrà venerd’ 23 Ottobre alel 16:00, seguici su questo blog per scoprire se sei tu il fortunato.
SI, ma la crisi…
[Lungo... ma credo valga la pena]
I prezzi al ribasso (perchè l’importante è fatturare), le offerte sottocosto (che poi non lo sono), il denaro che finisce presto (che tante volte è vero). Insomma una serie di aspetti che ognuno di noi tenta inesorabilmente di considerare per combattere questa situazione. Faccio l’offerta promo, così aumento le vendite, risolvo il fatturato del mese e faccio cassa. Salvo poi scoprire che non solo ho saturato il mio mercato e quindi il mese prossimo sarò nella stessa identica situazione, ma ho anche generato un utile prossimo allo zero e danneggiato il mercato, perchè ciò che percepisce il cliente non è lo sforzo fatto per ribassare il prezzo, ma piuttosto gli introiti incredibili che ho fatto fino ad ora.
La crisi come un fantasma, intangibile, si aggira nei posti di lavoro, nella quotidianeità di ogni persona, questa crisi. Un fantasma che però pesa sempre di più sulle spalle di ognuno di noi.
Esprimo ciò che vedo ogni giorno. Una condizione che attenaglia migliaia di soggetti, che sempre di più si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte l’insicurezza, la mancanza di soldi, le poche speranze e dall’altra le continue offerte cioccolatino, quelle che se anche non posso non ci rinuncio.
Tutto questo accade perchè in tempi non sospetti ci siamo preoccupati solo dei fatturati, degli utili, dei risultati senza considerare quello che forse è un’aspetto imprescindibile di una socità che si definisce moderna, ovvero costruire concretezza. Continuando così per anni, era inevitabile che prima o poi si arrivasse al punto di rottura. Quel confine labile e forse ignoto che necessariamente prima o poi viene passato, se l’unico parametro di valutazione sono i profitti. Probabilmente qualche guru dell’economia starà pensano che l’unico modo per valutare i risultati di un’impresa sia proprio questo. Forse era vero qualche decennio fa, non oggi. Non può più essere così.
Certo, ogni singolo imprenditore ha per troppi anni preso ad esempio le grandi aziende. Ha vissuto nel sogno di poter un giorno ottene gli stessi risultati, le stesse soddisfazioni. Chi non ha avuto velleità di questo tipo? Chi, anche solo per pochi istanti non si è visto nei panni dei BIG? Lecito, ma spostare l’attenzione dal concreto all’intangibile ci ha portato, forse, a questa situazione irreversibile. Se smetto di fare ciò che sono capace di fare e concentro le mie energie in altre direzioni ottengo forse nel breve periodo risultati ottimi, ma col tempo rischio di gonfiare sempre di più la fantomatica bolla di sapone che prima o poi scoppierà perchè, lo sappiamo tutti, questo è il suo destino. Ma quando a scoppiare sono tante, troppe bolle, ecco che riappare il fantasma e si rischia di essere risucchiati in quell’infinita spirale, che poi tanto infinita non è. Sento spesso la frase “Non abbiamo ancora toccato il fondo!” e se provassimo a fermarci?
Quando la vendita di prodotti e servizi serve solo ad alimentare sistemi finanziari, quando i guadagni dell’azienda e delle persone sono vincolati da questi meccanismi, è necessario porsi delle domande. Si perchè questo è un sistema non virtuoso, un sistema che non produce, che non inventa, che è destinato a cedere. Come di fatto sta accadendo.
Siamo rimasti per troppo tempo ancorati ad un’illusione, ad un sogno che lentamente si è trasformato in un incubo. Cullati e coccolati da questo sistema, abbiamo dimenticato, forse, di pensare e abbiamo sostituito la passione per le idee, unico vero carburante della vita, con la voracità per il denaro, quello facile intendo.
Voglio dire, se compro o produco un oggetto il mio obbiettivo è venderlo e realizzare utlile sufficiente a garantire il mantenimento della struttura che dirigo.
Ma se il mio utile è generato in piccola parte dal prodotto e per il resto dal premio che otterrò se raggiungerò il target, dagli interessi bancari dovuti ai giorni di valuta e da altri giochini pseudo finanziari, è chiaro che il mercato è destinato a vedere soccombere una certa concorrenza. La selezione naturale dovrebbe basarsi sulla capacità di soddisfazione del cliente, sulla creatività, sull’inventiva.
La concorrenza dovrebbe spingere ognuno di noi a migliorare, a crescere. Si sente spesso dire che l’anima dei mercati è la concorrenza, il confronto. Ma se questo è basato su sotterfugi è chiaro che a vincere saranno sempre gli stessi. Chi investirà tempo, denaro ed energie nel tentativo di migliorare la qualità del prodotto, i servizi post vendita, non potrà mai lottare ad armi pari in un contesto dove il piano di confronto è perennemente ed esclusivamente il prezzo finale. Non è lungimirante e non aiuta la crescita del sistema.
I modelli presi ad esempio negli ultimi decenni hanno fatto si che si creasse una grande confusione nella filiera. Oggi è difficile per un acquirente capire se sta acquistando un prodotto da un produttore, un distributore o un rivenditore. Oggi tutti siamo tutto, produciamo, vendiamo e commercializiamo in ogni direzione, pur di fatturare ed in tempi di crisi questa situazione viene ancora di più amplificata.
Ricordo che da ragazzo se volevo comprare la camera d’aria per la mia bicicletta, andavo nel negozio di biciclette. Oggi invece, vado a comprare il pane e ci trovo anche quella. Ecco questa è l’illusione, con cui abbiamo convissuto per troppo tempo. I luoghi non luoghi dove c’è tutto, piccoli o grandi che siano, affiliati o meno a catene nazionali o internazionali. Già, perchè la concorrenza aiuta a crescere, a distinguersi, a migliorare.
Intanto che scrivo sento alla radio la pubblicità di una famosa catena di prodotti di informatica che promuove prodotti sottocosto (computer, stampanti, elettrodomestici). Per curiosità sono andato a verificare cosa pagherei il notebook pubblicizzato, bhe anche se per pochi euro, mi costerebbe meno acquistarlo da loro che non dal mio fornitore abituale. E dopo?
La competenza, l’assistenza, il post vendita.. Già quei servizi che in qualche modo dovrebbero fare la differenza e invece… Se c’è il prezzo, il resto passa in secondo piano. No?
Oggi è necessario reinventarsi.
Fermarsi e analizzare in profondità il percorso che abbiamo fatto, cercando di cogliere gli aspetti che ci hanno distinto, ma soprattutto che ci hanno soddisfatto. Dobbiamo ridisegnare i nostri stili di vita e comprendere che non è possibile generare utili dal nulla, per farlo è necessario faticare!
Oggi abbiamo il web, abbiamo la conoscenza e l’esperienza, abbiamo gli strumenti che ci consentono di condividere, di partecipare e di esprimere la nostra opinione. Vedo in questo una soluzione, un’opportunità concreta. Certo non è facile da cogliere, siamo abituati a considerare il nosro sapere come unico, a custodirlo come un tesoretto. Proprio questo atteggiamento ha contribuito a generare un sistema chiuso, che se non organizzato (e il nostro non lo era) è destinato a soccombere. Condividere sul web non significa svelare i propri segreti ma confrontarsi con milioni di utenti e accorgersi che altri hanno già avuto e/o risolto gli stessi problemi; aprirsi alla discussione significa alimentare la creatività, dare nuovi stimoli all’ingegno avviando così un processo di selezione meritocratico, basato sulle reali capacità e competenze delle persone. Certo per fare questo bisogna avere una buona dose di coraggio e, come spesso accade, finchè qualcuno non si butta gli altri restano sul ciglio attendendo che l’impavido si lanci per primo. Poi lo seguono però, senza timore. Vero?
Sala Stampa SMAU 2008
Smau è ormai finito da un paio di giorni, come sempre quando si chiude un evento si fa il punto della situazione per indirizzare le energie verso nuovi possibili orizzonti. Aver contribuito attivamente alla realizzazione della sala stampa ci ha permesso di promuovere il progetto, ma soprattutto di dimostrare che è funzionale per l’utilizzatore.
Insomma il bilancio è sicuramente positivo e anzi usciamo dai quattro giorni di fiera con nuove prospettive, nuove idee, nuovi entusiasmi.









